Il fatto che alcune ricerche ed evidenze scientifiche non siano presenti sui titoli dei giornali ufficiali, non significa che non esistono. Eccone uno interessante. Pochi giorni fa è stato pubblicato un comunicato stampa dal Cnr dal titolo: la molecola di origine naturale che inibisce SARS-CoV-2.
Si tratta di uno studio internazionale cui partecipa l’Istituto di nanotecnologia del Cnr e che ha scoperto che la quercetina funge da inibitore specifico per il virus responsabile del Covid-19, mostrando un effetto destabilizzante su una delle proteine fondamentali per la replicazione del virus. Lo studio è già stato pubblicato sulla rivista International journal of biological macromolecules.
L’attenzione di tutto il mondo è in questo momento proiettata verso la ricerca di un rimedio farmacologico per combattere il coronavirus SARS-CoV-2, responsabile del Covid-19, e in molti attendono l’arrivo di un vaccino.
il complesso molecolare formato dalla quercetina (in arancione) legata nella cavità che costituisce il sito attivo della proteasi 3CLpro (in blu), nella posizione più favorevole per inibire la proteina e bloccare la replicazione del coronavirus. Fonte: CNR
Tuttavia, ci dicono i ricercatori, ci sono anche altre armi a disposizione per combattere una pandemia virale. Il caso più famoso è dato dal virus HIV responsabile dell’AIDS, malattia per la quale la mortalità è attualmente azzerata per chi ha accesso alle cure mediche: un successo raggiunto nonostante non si sia mai ottenuto un vaccino, grazie allo sviluppo di potenti farmaci antivirali che bloccano la proteasi specifica dell’HIV, una proteina fondamentale per la replicazione virale. Alcuni di questi farmaci sono stati testati su SARS-CoV-2, ma non hanno sortito l’effetto sperato. Lo sviluppo di farmaci antivirali specifici per il coronavirus è dunque un altro grosso filone di ricerca per risolvere la pandemia di Covid-19.
In questo contesto si inserisce la nuova scoperta che dimostra che la quercetina, una molecola di origine naturale, funziona da inibitore specifico per SARS-CoV-2. Il risultato è frutto del lavoro di ricerca condotto da Bruno Rizzuti dell’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) di Cosenza con un gruppo di ricercatori di Zaragoza e Madrid.
“Le simulazioni al calcolatore hanno dimostrato che la quercetina si lega esattamente nel sito attivo della proteina 3CLpro, impedendole di svolgere correttamente la sua funzione”, afferma Rizzuti, autore della parte computazionale dello studio. “Già al momento questa molecola è alla pari dei migliori antivirali a disposizione contro il coronavirus, nessuno dei quali è tuttavia approvato come farmaco. La quercetina ha una serie di proprietà originali e interessanti dal punto di vista farmacologico, è presente in abbondanza in vegetali comuni ed è nota per le sue proprietà anti-ossidanti, anti-infiammatorie, anti-allergiche, anti-proliferative. Sono note anche le sue proprietà farmacocinetiche ed è ottimamente tollerata dall’uomo”.
Il dr. Stefano Manera ha creato un post proprio pochi giorni fa illuminante, e che ci dice dove si trova in natura la quercetina. Ecco:
il cappero;
il levistico;
l’uva rossa e il vino rosso;
la cipolla rossa;
il tè verde;
il mirtillo;
la mela;
la propoli;
il sedano.
“Esistono poi innumerevoli e ottimi integratori di quercitina ad alta biodisponibilità” ci racconta il dr. Manera, “che io regolarmente prescrivo ai miei pazienti.”
Grazie a lui e ai ricercatori del Cnr ora abbiamo un importante sapere in più 🙂
Structural stability of SARS-CoV-2 3CLpro and identification of quercetin as an inhibitor by experimental screening,Olga Abian, David Ortega-Alarcon, Ana Jimenez-Alesanco, Laura Ceballos-Laita, Sonia Vega, Hugh T. Reyburn, Bruno Rizzuti, Adrian Velazquez-Campoy; International Journal of Biological Macromolecules, 164: 1693-1703, 2020; https://doi.org/10.1016/j.ijbiomac.2020.07.235
Taiwan: 23,7 milioni di abitanti, 488 casi, ad oggi 7 decessi per Covid-19 (1). Un Paese dove sembra che davvero “sia andato tutto bene”. Ma non è questo l’argomento di questo articolo né l’interesse che lo ha ispirato. Protagonista di questa analisi è un elemento di per sé essenziale al tessuto sociale, nonché a volte sottovalutato: la narrazione.
Ormai è noto che i dati relativi ai contagi da Covid-19 affermano che a livello clinico l’ondata epidemica abbia raggiunto il suo picco a metà marzo e che si sia ormai praticamente esaurita (2). È impossibile prevedere se nel prossimo autunno-inverno ve ne sarà una seconda; tuttavia, anche se questo dovesse verificarsi, è verosimile che le conoscenze relative al virus e ai protocolli di cura già elaborati la renderebbero molto meno minacciosa e assai più agevolmente gestibile – anche a livello territoriale – della prima.
Posto dunque che l’emergenza è ormai stata superata, in alcuni paesi è sorta spontanea la necessità di effettuare un’analisi retrospettiva obiettivae il più possibile partecipata di quanto accaduto. Taiwan è uno di questi. Tale analisi sarebbe quanto mai necessaria per noi in Italia, dove l’informazione ufficiale ha fornito dati e notizie spesso contraddittorie e non opportunamente contestualizzate, e i criteri decisionali che si sono voluti seguire non sono stati chiaramente enunciati all’opinione pubblica. Ad oggi infatti, dei 49 verbali del Comitato Tecnico Scientifico COVID-19, solo 5 sono stati desecretati dal Governo e resi pubblici dopo la richiesta avanzata dalla Fondazione Einaudi e il pronunciamento in proposito del Tar (3).
Un’analisi narrativa coerente e condivisa dovrebbe non solo prendere in considerazione in un’ottica interdisciplinare i vari ambiti specialistici coinvolti (per es. quello istituzionale, quello della comunicazione, quello medico, psicologico, economico ecc.), ma anche dar voce alle esperienze personali e di gruppo maturate in un periodo tanto intenso e critico della nostra storia, e creare le condizioni perché il vissuto possa essere comunicato e poi lentamente rielaborato fino a trasformarsi in memoria collettiva, ovvero in quel patrimonio condiviso di ricordi su cui una comunità locale o nazionale fonda la propria storia e quindi la propria identità.
Questo avrebbe dei risvolti importanti anche nel campo della salute psicofisica individuale, dove la narrazione gioca un ruolo fondamentale: il senso di coerenza tra i fatti avvenuti e i significati tratti dall’esperienza, meglio se condivisa, è parte integrante della letteratura dedicata alla salutogenesi, ovvero lo studio dei fattori che determinano la salute. Secondo tale approccio infatti, e secondo l’ampia letteratura in ambito psicologico, medico e sociologico in materia, i significati che noi diamo alla nostra esistenza e agli accadimenti di vita contribuiscono grandemente al mantenimento (o meno) della nostra salute. (4)
Alcuni paesi hanno già avviato dunque dei programmi ufficiali per analizzare e discutere pubblicamente il periodo dell’emergenza Covid, e l’esempio di Taiwan ci è sembrato sotto molti aspetti degno di essere presentato al pubblico italiano.
Consideriamo che Taiwan è di fatto esclusa dall’OMS per via dell’opposizione della Cina Popolare. Questo ha fatto sì che nel contesto dell’ondata pandemica essa potesse e dovesse muoversi in modo del tutto autonomo, al di fuori dalle raccomandazioni e dai protocolli dell’OMS, ed elaborasse una propria strategia, fondata su analisi oggettive ma allo stesso tempo radicata nel proprio specifico contesto socio-culturale (6).
La gestione taiwanese – che non è ricorsa al lockdown – è stata estremamente efficace, dove due fattori sono risultati decisivi:
un monitoraggio costante sull’evoluzione della situazione nella Cina continentale
l’esperienza maturata nel corso dell’emergenza SARS del 2003, che ha portato all’istituzione del Center for Disease Control e all’elaborazione di procedure operative standard da applicare in caso di emergenze sanitarie.
In questo articolo, scritto con Giacomo Baggio, ci siamo occupati del progetto di documentazione post-emergenziale che è stato adottato da Taiwan. Grazie alla conoscenza del cinese e della cultura taiwanese, Giacomo Baggio ha posto delle domande al Prof. Lin Wenyuan 林文源, del Center for General Education della National Tsing-Hua University, il quale ci ha risposto con grande puntualità e disponibilità.
Riteniamo che questo progetto sia un esempio per tutti, perché ci insegna come anche gli eventi imprevisti e sconvolgenti possano rappresentare per un paese un’occasione per rilanciare il dialogo sociale e il confronto democratico. Ci ricorda anche che la risoluzione di problemi complessi non può avvenire all’interno della normale routine del lavoro scientifico condotto da esperti ma necessita dell’attiva partecipazione di tutte le parti coinvolte.
Da questo punto di vista, si potrebbe affermare che prima ancora della risoluzione dei problemi, un governo democratico dovrebbe preoccuparsi di mettere a punto sistemi e metodi efficaci per coinvolgere prima nel dibattito e poi nei processi decisionali tutti gli strati della popolazione. Ecco dunque che Taiwan sembra indurci a ritrovare il sapore della filosofia e della pratica antica, dove la consapevolezza, i significati, la cooperazione e il metodo creano l’esperienza, vero pilastro per muoversi verso il futuro.
L’Italia può vantare sia a livello locale che nazionale una fitta rete di gruppi e associazioni che si fanno portavoce delle varie istanze della società civile. Si tratta di un inestimabile patrimonio di esperienze e di conoscenza dei territori, della loro storia, dei loro delicati equilibri e delle loro problematiche. Purtroppo finora questi non sono stati coinvolti; siamo convinti che se lo fossero il nostro paese non solo troverebbe soluzioni più efficaci all’attuale crisi, ma potrebbe – in un momento in cui la fiducia nella politica ha raggiunto i minimi storici – inaugurare una nuova stagione di collaborazione sociale a tutti i livelli e di massima partecipazione democratica. Il sentirsi parte di una comunità solidale che decide autonomamente il proprio destino costituirebbe anche la più alta garanzia di salvaguardia della salute psicofisica e della capacità di resilienza individuale e sociale di fronte alle avversità.
(4) I significati e l’ordine che essi stabiliscono nel nostro sistema psicologico, venne definito “senso di coerenza” da Aaron Antonovsky – considerato il padre della salutogenesi. Come primo riferimento in merito, si veda A. Antonovsky, Health, stress and coping, San Francisco, Jossey-Bass, 1979.
(5) Come è noto, la Cina Popolare considera Taiwan come suo territorio.
(6) Ad es., il sostrato culturale confuciano con la sua enfasi sulle esigenze della comunità rispetto a quelle individuali ha giocato sotto questo aspetto un ruolo importante.
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Partiamo dal presupposto che i messaggi che più ci lasciano qualcosa, arrivano inevitabilmente da esperienze pratiche. Dalle esperienze vere di persone vere. Qualche settimana fa sulla posta del Comunicato Psicologi e Psichiatri abbiamo ricevuto un’email da Loris Mauro. Loris ci ha trovati attraverso un articolo pubblicato dal quotidiano La Verità, e scrive:
“Mi ha colpito il contenuto, con particolare riguardo alle conseguenze che, una manipolazione delle masse possa avere sulla psiche delle persone. Io non sono un medico, uno psicologo o uno psichiatra, ma conosco bene le dinamiche mentali. Ho vissuto un evento devastante, sia sotto l’aspetto fisico, che psicologico.”
Loris ci scrive della sua vita, della sua esperienza. Colpiscono la grande apertura e la risonanza delle sue parole. Nella sua sofferenza, riusciamo a intravedere quella di molti.
“Eroun imprenditore di successo, che ha vissuto il dramma di vedere la propria azienda andare in frantumi, a causa della crisi economica. Ma ancor più grave, una caduta dalla dinamica incerta, mi ha provocato una grave emorragia cerebrale, fratture craniche, edemi infra ex extra cerebrali, emiparesi. Sono sopravvissuto, ma avevo perso la memoria del mio passato.
Sono trascorsi sei anni da quell’evento, e con il tempo, sono tornato a condurre una vita normale. Alla luce della mia odissea e di considerazioni scientifiche,vissute in prima persona, sono giunto a capire e sapere, chi fossi realmente. Oggi sono un uomo sereno che ama la vita.”
Mentre Loris descrive la sua esperienza ci vengono in mente tante storie, tanti racconti di vite difficili, legami spezzati, sofferenze vissute in solitudine. E pensiamo a quanto sarebbe bello se, nel silenzio di significati perduti e strade interrotte, potessero giungere queste sue parole.
“La vita mi ha riservato enormi sofferenze, ma ho compreso che il male fa parte della vita. La negatività genera altro male, che si contrasta in un solo modo: facendo del bene. Questo mi ha consentito di uscire dalle tenebre e ritrovare la luce.
“Il mio cammino prosegue, proprio grazie alla luce ritrovata e alla convinzione che, amare la vita, significhi anche diffondere la speranza.“
E come ogni persona generosa è portata naturalmente a fare, Loris ci saluta con due suoi contributi, un articolo ed una splendida poesia.
“Per queste motivazioni, il Vostro appello, che condivido, assume un significato profondo. A tal proposito, ho scritto un breve documento che Vi invio (leggi e scarica il documento).
“Vi mando anche una poesia, “Ode alla Vita”. Sono a Vostra disposizione per aiutarVi e per aiutare coloro che hanno compromesso il loro equilibrio, a causa della manipolazione a cui abbiamo e stiamo assistendo.”
Ti ho incontrata un giorno, ormai lontano nel tempo e, mi hai accompagnato in un cammino che non avrà mai fine.
Accanto a Te mi sono stupito, ho sorriso, sono stato felice e, nei momenti più cupi, mi hai dato la forza di affrontare una realtà dolorosa che insieme abbiamo superato.
Come quando, in una giornata di primavera di alcuni anni fa, Ti ho quasi perduta per sempre, ma Ti ho ritrovata.
E con Te, è tornata ad ardere la fiamma che illumina il nostro cammino. Abbiamo ripreso ad ammirare la bellezza del Creato, a sentire il canto d’amore che giunge da tutte le creature che popolano il mondo.
Ci siamo confrontati verso l’ignoto, abbiamo vissuto emozioni profonde e ci siamo stupiti, come dei bambini dinnanzi alle scoperte, che giorno, dopo giorno, abbiamo compiuto insieme. Guidati dall’Amore e dalla Speranza.
Grazie per tutto quanto mi hai donato. Sei stata la luce che illumina il mio cuore e la mia mente. Amore, anima e mente, un intreccio che risale alla notte dei tempi e che occorre comprendere.
Sei stata e sei un raggio di luce, una stella cometa che mi ha indicato la strada da seguire, che abbiamo percorso insieme.
Ho avuto il privilegio di incontrarTi, perderTi e ritrovarTi. E ora non ci lasceremo mai più, perché le nostre anime sono legate per sempre.
Grazie vita mia.
— Loris Mauro
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La dittatura del conformismo, il coraggio di vivere, la iatrogenesi medica, sociale e culturale, la libera ricerca, le pericolose conseguenze dell’aver paura.
Questi sono alcuni tra i temi presenti su una nuova risorsa, libera e indipendente, curata dagli psicologi e dagli psichiatri del Comunicato Psi.
Perché è bella? Perché è una voce seria, scientificamente fondata e, soprattutto, dedicata a chi si è stufato della comunicazione sensazionalistica, della disinformazione e delle fake news.
Per chi ha voglia di ragionare con la certezza che ciò che sta leggendo è frutto di uno sforzo cooperativo sincero e libero da conflitti di interesse: https://comunicatopsi.org/gli-articoli/
Presto nuovi articoli. Rimanete aggiornati e diffondiamo.
Approfondisci, informati, rifletti, agisci per la tua salute e quella degli altri. E condividi se puoi.
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La comunicazione e la gestione del lockdown hanno spinto molti di noi psicologi, psicoterapeuti e psichiatri ad unirci attorno ad un Comunicato di allarme, inviato al nostro Governo, di cui già abbiamo parlato qui.
Il Comunicato ha fatto una lunga strada, è stato firmato da centinaia di professionisti, ha dato un supporto alla narrazione del periodo, ha radunato e si è radunato con altri importanti gruppi che lavorano per la salute, la libera informazione e la difesa dei diritti costituzionali. Si sono avviati dialoghi e collaborazioni, interviste e confronti, ed oggi anche una raccolta di autorevoli studi scientifici a ulteriore riprova della nostra preoccupazione.
Nasce dunque l’Osservatorio che, ponendosi come alternativa ai toni paternalistici di una grossa parte della comunicazione mainstream, vuole al contrario informare i cittadini – tutti – e divulgare i suddetti studi in modo chiaro, pulito, pubblico. L’Osservatorio indipendente sulla salute e sul benessere mentale vuole coltivare e promuovere il pensiero critico partendo da dati, numeri, osservazioni, riferimenti di alta eccellenza scientifica e letteratura psicologica. Ognuno si faccia una sua idea, altrettanto indipendente, ma informata.
L’indipendenza di questo Osservatorio è dettata dall’assenza di conflitti di interesse. L’unico obiettivo che persegue è quello di offrire risorse a vantaggio della conoscenza e della consapevolezza dell’individuo e della comunità.
L’Osservatorio si propone dunque di: • produrre • raccogliere • rappresentare • mettere a disposizione studi e risorse aggiornate in merito agli argomenti trattati dal Comunicato – L’allarme psicologi e psichiatri.
Cliccando sull’argomento di interesse ci potrà documentare, reperire ulteriore bibliografia, approfondire in modo autonomo. I contributi fino a qui pubblicati si riuniscono in 3 parti:
All’interno risposte a domande come: – L’isolamento è dannoso per bambini ed adolescenti? – La pandemia e il lockdown hanno avuto un impatto sulla salute mentale della popolazione italiana? – Come ha influito il lockdown sulla salute mentale della popolazione? – Quale impatto ha avuto il lockdown sui bambini e sugli adolescenti italiani? Con quali sintomi? – Quale impatto psicologico ha avuto l’isolamento sulla popolazione universitaria? – Qual è l’impatto psicologico che può generare una pandemia e come si possono ridurre i rischi? – Durante il lockdown, i bambini e i ragazzi sono riusciti ad apprendere come a scuola?
All’interno risposte a domande come: – Che effetto hanno avuto il lockdown, la comunicazione e l’isolamento sulla psiche delle persone? – “Distanziamento” o “non distanziamento”? Le conseguenze delle interpretazioni morali sull’osservanza delle politiche di distanziamento sociale – L’esposizione alla comunicazione dei media ha avuto un effetto sulla salute? – Che cos’è la sindrome del cuore spezzato? Ed è vero che sono aumentati i casi durante il periodo della pandemia?
All’interno risposte alle domande: – Quali effetti possono avere l’isolamento e il distanziamento sociale sulla nostra salute? – La gestione della pandemia Covid-19 può causare effetti a lungo termine sulla salute? – Solitudine: cosa comporta nei bambini e negli adolescenti? – Quali conseguenze psicologiche comporta l’uso delle mascherine sui bambini? E il distanziamento?
Ho avuto il piacere di essere stata invitata a parlare di neuroscienze, salutogenesi e management insieme alla stimatissima Elena Viezzoli, in un’intervista-webinar il 30 Luglio 2020 alle ore 17:00
Elena Viezzoli è un’imprenditrice che ha fondato e gestito varie aziende nell’alta tecnologia applicata a settori diversi: manifatturiero, distributivo e di servizi a valore aggiunto. Ritiene che la condivisione e l’interazione con gli altri sia una fonte importantissima di arricchimento e di scambio interpersonale; per questo fa parte di organizzazioni come Confindustria, Rotary, Fidapa, La Scossa, Panathlon e Women & Technologies. Inoltre, Elena sa unire preparazione, esperienza e gentilezza in un mix unico ed eccezionalmente gradevole: il genere di persona con la quale è bello lavorare, ma anche condividere, parlare, riflettere.
Giordano Mancini, imprenditore ed innovator manager di grande fama e professionalità, modererà l’intervento e ci porrà domande in merito. Tutti e tre partiamo dal presupposto che l’azienda è un ecosistema dall’equilibrio delicato. Dopo il lockdown tale equilibrio è diventato ancora più delicato e l’imprenditore, più in generale il management, deve effettuare scelte sempre più attente.
In questo webinar parleremo dello stato dell’arte della ricerca sulle neuroscienze e della loro applicazione alla salute delle persone, con particolare riferimento alle aziende. Tratteremo i vari aspetti della salutogenesi e delle scelte necessarie che portano a ottenerla sui luoghi di lavoro e nello smartworking, modalità che è stata molto incrementata dalle aziende e dai professionisti a causa dell’allarme causato dal COVID-19 e dalle scelte fatte per contrastarlo.
Con Elena Viezzoli, parleremo della felicità in azienda, un argomento sempre più di attualità dopo che i numeri delle performance delle persone felici al lavoro hanno avuto grande diffusione. Il fatto che, ad esempio, un venditore felice riesca a vendere fino al 37% in più rispetto ad un collega non felice, non può lasciare indifferente alcun imprenditore.
Per la riuscita di un intervento aziendale o professionale verso la felicità sul posto di lavoro, l’imprenditore, il manager o il professionista sarà richiamato ad avere un approccio pluridimensionale e sistemico nella gestione dell’azienda.
Nel complesso, per tutti gli argomenti citati, si tratta di un cambiamento sia di tipo culturale che materiale ed operativo, una necessaria messa a punto delle priorità e di alcune modalità di processo e di valore delle organizzazioni.
La formula dell’intervista ci consentirà di avviare un dialogo per una crescita delle imprese e dei professionisti disposti ad accogliere la sfida del cambiamento cui siamo sollecitati.
Programma del webinar
Ricerca, neuroscienze e salute
Salutogenesi negli ambienti lavorativi e nello smart working
Le aziende Felici performano meglio: da dove iniziare e come proseguire
Approccio olistico alla gestione aziendale: la complessità evolutiva attuale ha bisogno di nuovi modelli
Come si svolge il webinar
Intervista alle speaker
Domande e risposte con i partecipanti
Il webinar è organizzato da Lab Academy di Adv Media Lab, è gratuito e durerà un’ora e 20 minuti. Start: ore 17:00.
La comunicazione è una vera e propria scienza: la sua conoscenza rende possibile indurre, attraverso specifiche tecniche, degli specifici effetti. Questo fa della comunicazione un’arma interessante quando devono essere psicologicamente inoculate nelle persone delle impressioni che si tramutino in idee e prese di posizione. Una delle ultime trovate per mettere a tacere ogni tipo di domanda scomoda, ovvero non appartenente ai consensi dominanti, si chiama “complottismo”. Vediamo come è nato e su cosa si regge.
A cosa ti servirà la lettura di questo articolo?
Ad aggiornarti sulla nascita di concetti dati per scontato
A motivarti a fare attenzione su come agiscono questi principi principalmente dentro di te
A riconoscere gli elementi di “debolezza” su cui si fonda la manipolazione
Ad acquisire, se osserverai la loro azione sui tuoi pensieri, qualche tacca di libertà in più
Ad approfondire ulteriormente la scienza della comunicazione e della manipolazione grazie alla bibliografia essenziale indicata a fondo dell’articolo
Dagli slogan di Regan alla morte di Kennedy: la nascita di un bavaglio
Alle persone – come a vari gruppi di persone (istituzioni, media, partiti politici…) – occorre spesso fornire un capro espiatorio moralmente disdicevole verso il quale indirizzare tensioni che spesso non possono sfogare con la fonte diretta di chi, o cosa, le ha provocate. Ecco che oggi il “complottista” ben si addice ad espletare questa funzione.
Dal livello politico a quello commerciale, sappiamo che gli strumenti che vengono utilizzati per ottenere consenso popolare devono curare molto bene le argomentazioni, renderlerazionali e documentarle per convincere la mente. Si devono infatti persuadere le persone che determinate idee non siano certo il frutto di una manipolazione o di una visione soggettiva, ma che siano la verità, indissolubile e insindacabile, e quindi lucide ed oggettive. Per trasformare un messaggio in modo che sembri credibile, occorre creare non certo argomentazioni che interessino le nostre aree corticali, responsabili dell’elaborazione delle informazioni e dell’intelligenza logico-matematica, ma quelle emozionali.
Strumento determinanti in tal senso sono infatti le suggestioni emotive, offerte in modo tale da permettere loro di andare ad imprimersi e a convincere parti profonde della nostra psiche. Ma come si fa? Ecco due semplici principi che ci condurranno al nostro nuovo capro espiatorio, il complottista appunto.
1 –Poche parole sono meglio di tante. I discorsi lunghi e articolati non sono sufficienti a raggiungere un pubblico ampio. Il cittadino medio è sempre distratto e forma le proprio opinioni in modo frammentato e occasionale. Occorre condensare tutto in un semplice slogan, che rimane impresso nella memoria e sintetizza bene un’idea o un argomento. Ad esempio Reagan definiva la Russia “Impero del Male”, un concetto semplice che si porta dietro un’enciclopedia di idee (negative) su un intero Stato.
2 – Altro aspetto molto utilizzato è l’offerta dell’idea di avere solo certezze e nessun dubbio attraverso il ripetere, ripetere, ripetere… Questa strategia, anche a costo di essere noiosi e ripetitivi, rassicura le persone e imprime il concetto in profondità. Inoltre, il ripetere continuamente un concetto falso o vero solo in parte, lo rende vero. Più il concetto è semplice e stereotipato meglio è.
E veniamo dunque a noi. Il termine complottismo ha offerto storicamente entrambi i principi. Esso fu inventato dalla CIA ai tempi dell’omicidio di Kennedy, quando tempo dopo l’archiviazione del caso emersero molti fatti che contraddicevano la versione ufficiale. Si veda a tal proposito l’articolo di Stefano Dalla Casa su Wired.it: Storia e insegnamenti di una teoria del complotto diventata mainstream
Screditando ripetutamente le accuse con tale termine, in modo sorprendente, non si rese neanche necessario riprendere in esame i fatti davanti all’opinione pubblica. Da allora è diventato un metodo: quando vuoi screditare qualcuno senza confrontarti sulla questione, accusalo di complottismo. Colpendo direttamente l’autorevolezza di chi critica, le sue idee vengono subito delegittimate e diventa quindi secondario il fatto che le accuse siano reali o infondate.
Per far assimilare più velocemente un messaggio, si utilizza l’ipersemplificazione, banalizzando all’estremo un concetto, dualizzando gli estremi. Ad esempio: A è bianco ed è un bene, B è nero ed è un male. Le sfumature non servono. Un altro esempio: le nuove tecnologie sono il progresso, chi dice che possono essere pericolose è delirante ed egoista. Fine dei giochi.
Si riesce a far leva su concetti semplici come quello del complotto attraverso semplici artifici. Ad esempio appellandosi ai valori condivisi e al senso comune, come il patriottismo, l’amore per la famiglia, il matrimonio, l’uguaglianza, la fratellanza, la pace, la difesa della libertà. I fatti non interessano: quello che conta nella comunicazione di massa è l’impressione indotta.
Come ben scrive Wired:
“I complotti veri esistono, ovviamente, ma quando si guarda il mondo attraverso le lenti del complottismo, l’ostilità verso il presunto cospiratore – ritenuto capace di qualsiasi cosa – diventa più importante dei fatti.”
Wired | Stefano Dalla Casa – Storia e insegnamenti di una teoria del complotto diventata mainstream
Altrettanto molto utile è rimanere il più possibile sul vago. Tanto più il concetto è stereotipato e generalizzato, magari supportato da immagini o video convincenti, tanto più penetra in profondità, dove ognuno associa il proprio personale desiderio di cambiamento a quello generalizzato proposto.
Pensiamo ad esempio alla campagna elettorale di Barack Obama. Obama ha influenzato tutto il mondo – il famoso effetto Obama – fino ad essere decantato come nuovo messia. L’abilità dei suoi consulenti di comunicazione, è stata quella di riuscire a colmare un programma politico senza contenuti attraverso norme formali incisive e abilmente vaghe. Obama ha infatti conquistato le menti e i cuori con il semplice slogan: Yes We Can.
Inoltre, nei suoi discorsi spesso privi di contenuto, faceva di frequente delle brevi pause in modo anche teatrale, in modo che la mente delle persone potesse inconsciamente riempire gli spazi semantici lasciati vuoti con materiali propri, finendo con il proiettare il significato che preferisce. I risultati non si sono fatti attendere.
Conclusioni: il complottista oggi
Ci troviamo in uno dei momenti esplicitamente più difficili della storia. Attorno a grandi tematiche (pandemie, vaccini, nuove tecnologie, manovre economiche, alleanze politiche), mulinano idee di ogni sorta.
Qualche mese fa un notissimo influencer su LinkedIn, famoso perché normalmente pubblica storie di persone buone e caritatevoli che compiono azioni altruiste o che mostrano una sensibilità commovente, ha pubblicato un post decisamente inconsueto. Nel post ha mostrato un breve video di una donna sul palcoscenico che, durante una manifestazione, aveva detto una serie di ingenuità sulla pericolosità del 5G. L’effetto è stato immediato: i commenti, spietati, hanno definito la donna come una complottista, e con lei tutti quelli che si fanno semplicemente delle domande su una tecnologia nei fatti non ancora sperimentata e sulla quale ci sono interessi enormi da parte delle compagnie telefoniche (l’influencer di cui vi stiamo parlando lavora per una di queste). Di fatto, l’immagine di una persona (effettivamente ingenua) è stata strumentalizzata per definire un argomento generale. Ne avevamo brevemente parlato qui.
Accadimenti del genere avvengono tutti i giorni, e di fatto assistiamo oggi alla creazione di un bavaglio (o di una mascherina, come preferite) davvero potente: l’etichetta del complottista rischia di mette a tacere dubbi, domande, richieste di approfondimento come mai fino ad ora. Molte persone infatti, intimorite dal pericolo di essere definite complottiste, se ne stanno zitte e chiudono in soffitta i loro punti interrogativi, adottando in modo sicuro le visioni dominanti e attendendo passivamente che le decisioni vengono prese. Il risultato psicologico è quello di fortificare ulteriormente dentro di sé le convinzioni adottate per comodità, al fine di diminuire la dissonanza indotta dalle vocine che si sentono arrivare dalla soffitta, fino a metterle a tacere definitivamente.
Un consiglio dunque, prima dei saluti. Coltiviamo il dubbio e informiamoci da fonti autorevoli. Se siamo tra quelli che non si fanno zittire, resistiamo rimanendo ancorati ai fatti. La constatazione dei fatti è una boa nel vasto mare della manipolazione di massa. Prima o dopo, ci salverà.
Bibliografia sul tema:
Come difendersi dai media. Gli effetti indesiderati di giornali, radio, TV e internet, Enrico Cheli, La Lepre Edizioni, 2011. Fake News. Come il potere controlla i media e fabbrica l’informazione per ottenere il consenso, Enrica Perucchietti, Arianna Editrice, 2018. Gli stregoni della notizia. Come si fabbrica informazione al servizio dei governi, Marcello Foa, Guerini e Associati, 2018 Il codice nascosto. Perché viviamo, compriamo, amiamo, e perché lo facciamo in questo modo, Clotaire Rapaille, Nuovi Mondi Media, 2006. Il fondamentalismo hollywoodista. Viaggio in Iran alla scoperta dell’invisibile ideologia dell’Occidente, Roberto Quaglia, Amazon, 2019. La fabbrica del consenso. La politica e i mass media, Noam Chomsky e Edward S. Herman, Il Saggiatore, 2014. La fabbrica del falso. Strategie della menzogna nella politica contemporanea, Valdimiro Giacché, DeriveApprodi, 2011. Le dieci leggi del potere. Requiem per il sogno americano, Noam Chomsky, Ponte delle Grazie, 2017. Liberi di crederci. Informazione, internet e post-verità, Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini, Codice, 2018. Mind Time. Il fattore temporale nella coscienza, Benjamin Libet, Raffaello Cortina Editore, 2007. Neuroschiavi. Tecniche e psicopatologia della manipolazione politica, economica e religiosa, Marco della Luna e Paolo Cioni, Macroedizioni, 2016. Propaganda. L’arte di manipolare l’opinione pubblica, Edward L. Bernays, Piano B, 2018. Tutto quello che sai è falso. Manuale dei segreti e delle bugie, autori vari, Nuovi Mondi, 2012.
Prima isolati, adesso distanziati e ambiguamente lasciati liberi (“Ma guai a voi se…”), mentre assistiamo attoniti a minacce di nuove chiusure, nuove ondate, inni ad una “nuova normalità”. Una normalità anormale e distante. Mai prima d’ora abbiamo sperimentato un isolamento sociale su così larga scala, una paura e una confusione sotto tutti i fronti come in questo momento, ed è assolutamente naturale chiedersi cosa tutto questo potrebbe comportare sulla nostra tenuta mentale e fisica.
A cosa ti servirà la lettura di questo articolo?
Ad avere un aggiornamento scientifico in merito agli effetti a lungo termine del distanziamento e dell’isolamento
A motivarti ulteriormente a prenderti cura delle tue relazioni
Ad ottenere materiale autorevole per informare altre persone e aiutarle ad uscire dal senso di isolamento e a reagire
Ad usare questi concetti per creare slide o documenti per le tue presentazioni professionali
Ad approfondire ulteriormente grazie alla bibliografia essenziale indicata a fondo dell’articolo
Dalla McGill University e dalla Oxford University risposte sull’isolamento e sul distanziamento
Un recente articolo su Trends in Cognitive Sciences esplora le conseguenze negative di ampia portata che l’isolamento sociale e il distanziamento avrebbero sul nostro benessere psicologico e sulla nostra salute fisica, inclusa – ahimè – la riduzione della durata della vita. Il documento è stato scritto da Danilo Bzdok (McGill University e Mila Quebec Artificial Intelligence Institute), professore associato, e da Robin Dunbar (Università di Oxford), professore emerito.
Attraverso l’esame di una vasta gamma di studi, è emerso un quadro completo del grave impatto che la solitudine può innescare. Gli elementi emersi, che nonostante siano già stati abbondantemente argomentati dagli scienziati ed esperti in materia, trovano qui una formidabile sintesi: – avere forti relazioni interpersonali è fondamentale per la sopravvivenza in tutte le età della vita; – l’isolamento sociale è un fattore predittivo significativo del rischio di morte; – un’insufficiente stimolazione sociale influenza: il ragionamento e le prestazioni della memoria, l’omeostasi ormonale, la connettività e la funzione della sostanza grigia e bianca del cervello, la resilienza alle malattie fisiche e mentali;
I sentimenti di solitudine possono diffondersi attraverso la rete sociale, causando una percezione sociale distorta, aumentando la morbilità e la mortalità e, nelle persone anziane, accelerando l’insorgenza di demenze come il morbo di Alzheimer.
La solitudine danneggia inoltre direttamente il sistema immunitario, rendendoci meno resistenti a malattie e infezioni. In effetti, sentirsi soli e avere pochi amici può provocare una difesa immunitaria particolarmente scarsa. Le persone che sono più socialmente integrate, al contrario, hanno biomarcatori meglio adattati per la funzione fisiologica, tra cui una pressione sanguigna sistolica più bassa e un indice di massa corporea inferiore.
Gli esseri umani sono intensamente sociali e traggono beneficio psicologicamente e fisicamente dall’interazione sociale. Da sottolineare il termine “fisicamente”: quando siamo vicini e quando abbiamo la possibilità di interagire tra noi con il tatto, il nostro cervello produce sostanze che diversamente non si attivano “a distanza” e che contribuiscono al nostro benessere. Sappiamo infatti che più siamo saldamente integrati ad una rete di amici, ad esempio, meno probabilità abbiamo di ammalarci e più alti sono i nostri tassi di sopravvivenza ad agenti patogeni.
Roberts, S.B.G. and Dunbar, R.I.M. (2015) Managing relationship decay: network, gender, and contextual effects. Hum. Nat. 26, 426–450
È stato scoperto che le persone che appartengono a più gruppi, come quelli sportivi, religiosi o relativi ad un hobby, riducono il rischio di depressione futura quasi del 25%. Tutto questo però dipende intrinsecamente dalla connessione emozionale resa tale dalle possibilità che abbiamo di incontro. Come nel grafico, vediamo come la vicinanza emotiva dipende dalla frequenza del contatto tra le persone. Viene qui a lato rappresentata la variazione della vicinanza emotiva media (indicizzata da a 1 a 10 su scala analogica) tra i membri di famiglie allargate con tutti gli amici che avevano dall’inizio dello studio fino a 18 mesi dopo un trasferimento da casa (al mese 6); il trasferimento non ha più permesso incontri dal vivo di queste persone.
Il Professore associato del Dipartimento di Ingegneria biomedica presso la McGill University e in Canada, ha dichiarato che: “siamo creature sociali. L’interazione sociale e la cooperazione hanno alimentato la rapida ascesa della cultura umana e della civiltà. Tuttavia, le specie sociali lottano quando sono costrette a vivere in isolamento. Dai bambini agli anziani, l’integrazione psicosociale nelle relazioni interpersonali è fondamentale per la sopravvivenza. Ora è più urgente che mai ridurre il divario di conoscenza di come l’isolamento sociale influisce sul cervello umano e sul benessere mentale e fisico. “
Dunque che cosa possiamo fare? Non cedere all’isolamento e alla solitudine, tanto per iniziare. Informarsi, cooperare, confrontarsi con altri. Aiutare. Comprendere il beneficio delle relazioni sociali, e se ci è difficile in questo momento, riflettere su cosa ci impedisce di stringere saldi legami. Abbiamo bisogno di comunicare con gli altri, ma prima ancora, con noi stessi. Torneremo presto sul tema.
Si tratta della soluzione ai problemi individuali, familiari, sociali e culturali di tutti i tempi, la soluzione a lungo raggio e a lungo termine: stiamo parlando della solidarietà.
Un mio ex allievo pochi giorni fa mi ha ricordato le parole di Margaret Mead:
“Anni fa, uno studente chiese all’antropologa Margaret Mead quale riteneva che fosse il primo segno di civiltà in una cultura. Lo studente si aspettava che Mead parlasse di ami, pentole di terracotta o macine di pietra. Ma non fu così. Mead disse che il primo segno di civiltà in una cultura antica era un femore rotto e poi guarito. Spiegò che nel regno animale, se ti rompi una gamba, muori. Non puoi scappare dal pericolo, andare al fiume a bere qualcosa o cercare cibo. Nessun animale sopravvive a una gamba rotta abbastanza a lungo perché l’osso guarisca. Un femore rotto che è guarito è la prova che qualcuno si è preso il tempo di stare con colui che è caduto, ne ha bendato la ferita, lo ha portato in un luogo sicuro e lo ha aiutato a riprendersi. Mead disse che aiutare qualcun altro nelle difficoltà è il punto preciso in cui la civiltà inizia. Noi siamo al nostro meglio quando serviamo gli altri. Essere civili è questo.” (1)
Ebbene, nonostante le grosse contraddizioni di questo periodo, le evidenti ingiustizie e la demotivazione che spesso ci assale, qualcuno riafferma a gran voce la presenza tra noi di persone ed iniziative civili, solidali e altruiste.
Sto parlando della Campagna Cibo Bene Comune del Comitato Rodotà in partnership con Slow Food Italia, associazione internazionale no profit concentrata sul valore del cibo, del rispetto di chi produce e dell’ecosistema.
Il Cibo è un Bene Comune: chi può dona, chi necessita prende, in solidarietà, alla pari.
Così recita lo slogan. L’iniziativa è nata per il desiderio di dar vita ad azioni di sostegno verso le fasce più deboli della popolazione, colpite dalla crisi innescata dal Covid-19. Il progetto sta predisponendo ed attivando dei punti di raccolta e smistamento di generi alimentari (le “ceste”), affinché la cittadinanza possa partecipare secondo le possibilità e le necessità.
Si parte dal presupposto che una società dove qualcuno non ha cibo da mangiare non è una società civile, e che la risposta non sia indignarsi dal proprio comodo divano da casa – magari davanti ad uno schermo – ma che sia invece mettersi in opera e dare a chi non ha.
La Campagna Cibo Bene Comune raccoglie adesioni manifestando la disponibilità ad essere un riferimento nel proprio contesto (strada, quartiere, Comune) di un punto di raccolta, o donando un sostegno per l’attuazione della Campagna.
L’ adozione delle ceste, la campagna di comunicazione da adottare, le aree geografiche e le tipologie di comunità e centri urbani, i generi alimentari consentiti e le richieste di adesione per la Campagna sono disponibili sul sito: https://generazionifuture.org/campagne/cibo_e_bene_comune.php
Questo genere di iniziativa salverà il mondo e ci restituirà una dignità che è essenziale riconquistare giorno dopo giorno. Io ringrazio e sostengo la Campagna del Comitato Rodotà. Fallo anche tu, facciamolo insieme.
(1) Fonte: Philip Yancey, Paul W. Brand – The Gift of Pain: Why We Hurt & what We Can Do about it, Harper Collins Publishers, 1993.
La comunicazione e la gestione del lockdown hanno spinto molti di noi psicologi, psicoterapeuti e psichiatri a parlarne, dapprima informalmente, poi in modo sempre più diffuso. I nostri dialoghi e riflessioni sono iniziati immediatamente, già dai primi giorni dell’isolamento forzato.
Sono state telefonate difficili, accomunate da lunghe liste di casi e testimonianze di mal tenuta sul versante psichico: ansia, disturbi del sonno, disturbi del comportamento, violenza e aggressività, disturbi ossessivo-compulsivi di grande rilevanza hanno afflitto una copiosa parte della popolazione. E poi ci sono i piccoli e gli adolescenti, che hanno sofferto dell’isolamento prima, del distanziamento e della paura del contagio adesso.
Ci siamo chiesti se tutto questo poteva essere evitato. Senza volerci perdere in polemiche, ma essenzialmente spinti dal desiderio di capire se si poteva fare qualcosa di diverso e di meglio, abbiamo riunito le idee. Abbiamo studiato a fondo i dati epidemiologici, abbiamo parlato con medici, virologi, ricercatori; abbiamo confrontato dati di osservatori psicologici di tutta Italia.
Mentre cercavamo di essere utili alle persone vicine e lontane come meglio riuscivamo – familiari, amici, conoscenti o pazienti – abbiamo ascoltato voci indipendenti, ricercatori senza conflitti di interesse, esperti provenienti da differenti settori, e la narrazione rispetto al Covid-19 cambiava radicalmente. Tutto questo, ci siamo resi ben presto conto, ha generato una delle comunicazioni più contraddittorie della storia, dissonanze forti e prese di posizione autoritarie che si sono riversate sul piano psichico delle persone, specie di quelle più fragili. Una comunicazione così irrazionale, da essere stata probabilmente causata da un enorme interesse delle forze economiche in gioco.
Abbiamo dunque scritto un Comunicato di allarme, diviso in tre parti:
I danni psicologici conseguenti al lockdown e alla sua gestione
I pericoli di una comunicazione contraddittoria e fondata sulla paura
La preoccupazione sulle conseguenze di una ripresa non sistemicamente ragionata
Lo abbiamo pubblicato su un sito, questo, dove lo si può leggere integralmente, eccolo:
Abbiamo raccolto le firme dei soli professionisti della salute mentale: psicologi, psicoterapeuti e psichiatri. In meno di un mese ecco che cosa è successo: oltre 700 professionisti si sono uniti a questa voce comune, che ha come unica finalità il benessere delle persone e della comunità. Nessun conflitto di interesse, nessuna finalità economica nè politica. Eccoci tutti:
Il Comunicato Psi, come è stato chiamato per brevità, è stato inviato alle autorità unitamente a tutte le firme (sul sito i dettagli) e ha rappresentato un modo per aiutare le persone a rintracciare significati su quanto accaduto. Non solo questo: è stato un modo anche per noi per non sentirci soli nel dare espressione dei tanti dubbi, del nostro dispiacere di fronte al quadro drammatico che ha coinvolto la popolazione italiana, del senso di impotenza che tutto questo ha generato.
Il lavoro è stato molto impegnativo, ma adesso abbiamo stabilito il primo traguardo: aver focalizzato l’inizio. Gli psicologi e gli psichiatri riuniti non hanno intenzione di stare a guardare passivamente uno scenario che progressivamente diventa fosco e nebuloso, ed ognuno di noi si impegnerà attivamente per promuovere una cultura della salute e del benessere, per difendere i diritti costituzionali e umani, per affermare il sacrosanto diritto a conoscere la verità, al di là della sua provenienza ufficiale o indipendente.
Abbiamo appena iniziato e non ci fermeremo. Uniti si vince.