La differenza tra patogenesi e salutogenesi

Ho parlato in un precedente articolo di salutogenesi, lo studio dell’origine della salute, differenziandolo brevemente dalla patogenesi, lo studio dell’origine della malattia. Se quest’ultimo rappresenta un campo di studi essenziale per comprendere la patologia e la reazione dell’organismo agli eventi patogeni, il primo è essenziale per comprendere l’importanza di prendersi cura di se stessi al fine di rinforzare l’organismo stesso a difendersi da fattori potenzialmente dannosi. In questo articolo andremo un po’ più fondo delle due categorie per comprendere perché la vera sfida del nostro millennio non è la guerra alla patologia, ma l’integrazione nelle nostre esistenze della conoscenza della salute.

A cosa ti servirà la lettura di questo articolo?

  • Ad avere un quadro complessivo della differenza tra appoggio patogenico e approccio salutogenico
  • A motivarti ulteriormente a prenderti cura di te
  • Ad orientarti nel mare magnum dei professionisti della salute, scegliendo chi non si limita a dare prescrizioni ma chi ti insegna anche a mantenerti in forma.
  • Ad usare questi concetti per creare slide o documenti per le tue presentazioni professionali
  • Ad avere materiale di approfondimento grazie alla bibliografia essenziale indicata a fondo dell’articolo

Patogenesi e salutogenesi a confronto

Se comprendere la differenza tra l’approccio patogenico e l’approccio salutogenico aiuta a comprendere l’agire dei professionisti della cura, ancora di più aiuta a focalizzare la mentalità ed il progresso del sapere della nostra epoca riguardo alla salute.

Ecco dunque alcune delle principali differenze tra questi due approcci di ricerca, cura e riflessione individuale, che non devono considerarsi in contrasto tra loro ma che dovrebbero integrarsi in una visione pluridimensionale.

1- Omeostasi vs eterostasi

Dove la salutogenesi identifica il rapporto tra salute e malattia come un eterostatismo, l’approccio patogenetico lo concepisce invece come rapporto omeostatico.

L’eterostasi è un termine di origine greca che significa condizione diversa. Si contrappone a omeostasi, che significa invece condizione simile. Secondo la salutogenesi l’uomo può e deve confrontarsi con ciò che gli è estraneo, essere consapevole dei conflitti e in questo confronto rafforzarsi. Secondo il paradigma patogenico, invece, lo scopo dell’organismo è mantenere un ambiente il più possibile costante.

2- Evitamento vs conoscenza dello stress

In base al primo punto, secondo la patogenesi occorrerebbe dunque evitare lo stress per mantenere l’organismo in equilibrio. L’eterostasi, invece, segue il principio secondo cui lo stress non dovrebbe essere allontanato ma conosciuto.

Diventa evidente infatti che ciò che viene percepito come stress, spesso, non sia per tutti la stessa cosa, per cui si tratta di livelli sovente soggettivi oltre che inevitabili nella continua interazione con l’ambiente. Secondo la salutogenesi dunque lo stress non è sempre visto in chiave negativa, ma può avere anche un impatto positivo a seconda di come lo si gestisce, ed aumentare così la portata della propria capacità di resilienza.

3- Sintomo vs storia personale

Secondo la salutogenesi la condizione di salute è favorita dal senso di coerenza, vale a dire dallo sviluppo di una concezione del mondo che veda l’individuo parte del suo macrosistema, in sintonia con esso. Secondo i principi della salutogenesi, il mondo dovrebbe apparirci comprensibile e accessibile attraverso la possibilità di inquadrare e comunicare i grandi problemi, conservando un atteggiamento costruttivo.

La patogenesi, che si concentra primariamente sulla patologia, non si concentra su tali significati ma riduce la malattia al sintomo e al fenomeno che interessa l’organismo.

Mentre la salutogenesi dunque si orienta verso la storia della persona e il suo vissuto personale, identificandolo come un background significativo, la patogenesi vede invece il sintomo del disagio e si concentra su quello.

4- Prevenzione vs preparazione

Un altro punto nodale è il concetto di prevenzione, cardine per la patogenesi. Nella concezione secondo cui la malattia è dunque qualcosa che va evitato, diventa fondamentale prevenirla evitando l’eventuale agente patogeno. Prendendo ad esempio il caso di un’infezione, il modello patogenico si chiede: “Cosa, e come, mi ha conta­giato? Di che virus, o batterio, si tratta? Quale soluzione farmacologia posso usare affinché non mi capiti mai più?”

Nel caso della salutogenesi le domande sono differenti: “Perché proprio io ho contratto ora questa infezione, mentre molte persone che mi stanno intorno sono rimaste immuni? Come posso adeguatamente prepararmi per irrobustire il mio organismo?”

Infatti, non tutti quelli che entrano in contatto con un virus vengono contagiati, e questa è un evidenza. La domanda sul perché questo avvenga, è un campo di ricerca della salutogenesi.

5- Vaccinazione vs rinforzo del sistema immunitario

Ed eccoci ad un punto nodale. Stante ai precedenti 4 punti, volendo dunque mantenere un equilibrio omeostatico dell’organismo attraverso l’evitamento dell’agente patogeno, ecco che la vaccinazione diventa la risposta migliore – che qualcuno ritiene erroneamente l’unica – per far fronte alle sfide ambientali.

Secondo il principio patogenico lo stress va evitato, e con esso anche ogni forma di patologia che ne possa compromettere l’equilibrio. Una semplice influenza è considerata evitabile attraverso il frutto più promettente dell’approccio biomedico orientato alla prevenzione: il vaccino. Ma è proprio così?

Non sempre secondo il principio salutogenico, per cui invece sarebbe importante porsi la domanda: «Come posso rinforzare il mio sistema immunitario, in modo tale che sia il mio stesso organismo a contrastare l’eventuale effetto negativo di un agente virale? O di un batterio?”

Imparare a venire a capo delle situazioni che capitano nella vita, essere interiormente ed esteriormente flessibili, diventare tolleranti verso le frustrazioni e verso lo stress sviluppando un carattere stabile, è la grande sfida del nostro tempo.

La direzione comune ad entrambi gli approcci dovrebbe rispondere ad un obiettivo: l’integrazione tra i due. Avremo modo di parlarne nei prossimi articoli.

Per consulenze ed interventi

Riferimenti

AA.VV., The Handbook of Salutogenesis | Free download: https://link.springer.com/book/10.1007/978-3-319-04600-6

Antonovsky A., Health, stress and coping, San Francisco, CA: Jossey-Bass, 1979.

Antonovsky A., Unraveling the mystery of health—How people manage stress and stay well. San Francisco, CA: Jossey-Bass, 1987.

Antonovsky A., The structure and properties of the sense of coherence scale. Social Science and Medicine, 36(6),1993.

Bauer, G. F., & Jenny, G. J. (2012). Moving towards positive organizational health: Challenges and a proposal for a research model of organizational health. In J. Houdmont, S. Leka, & R. R. Sinclair (Eds.), Contemporary occupational health psychology: Global perspectives on research and practice (pp. 126–145). Chichester: Wiley.

Eriksson, M., & Lindstrom, Bringing it all together: The salutogenic response to some of the most pertinent public health dilemmas. In A. Morgan, E. Ziglio, M. Davies (Eds.), Health assets in a global context, 2010.

Glöckler M., Favorire la salute o evitare la malattia?, Weleda Italia, 2017. Su: https://www.liberascuola-rudolfsteiner.it/2017/12/30/salutogenesi-le-fonti-della-salute-fisica-psichica-e-spirituale/

Sostenibilità e approccio bioispirato

Il termine più utilizzato nell’ultimo decennio è crisi, ma è sempre più evidente che siamo all’interno di un enorme cambiamento e che non sarà più conveniente – né in molti casi possibile – tornare alla situazione di un tempo. 

Le varie emergenze globali che ci troviamo ad affrontare formano una sorta di tempesta perfetta, dove ogni problema alimenta gli altri: avere una visione d’insieme aiuta a prendere coscienza della situazione e ad agire di conseguenza.

L’approccio sistemico costituisce un modello di grande efficacia per affrontare le emergenze, perché tiene conto delle diverse sfaccettature di ogni fenomeno complesso e della sua trasformazione. Esso è ispirato alle leggi che governano la natura, e muoversi in armonia con esse rappresenta di fatto la sfida personale, politica ed economica del futuro.

Gli imprenditori, i loro uffici tecnici e i professionisti della progettazione possono trovare grande ispirazione per innovare e creare nuovi prodotti e servizi adeguati al tempo che viene, grazie alla biomimesi, al C2C e al Life Cycle Thiking.

Non basta dunque pensare a prodotti e a servizi innovativi. Per affrontare il cambiamento con successo occorre ripensare al modo di fare impresa, alla gestione delle risorse umane e al rapporto con il bene comune del tessuto sociale. Un approccio sistemico tipico dei pattern che troviamo in natura.

In questo webinar, dove avrò il piacere di essere co-speaker insieme a Giordano Mancini, approfondiremo i vari aspetti del grande cambiamento in atto, avviando un dialogo per una crescita delle imprese e dei professionisti disposti ad accogliere la sfida del cambiamento a cui siamo sollecitati.

Programma

• Il cambiamento in atto e la portata delle emergenze globali

• La natura sistemica dei problemi e la loro concatenazione

• La biomimesi, il C2C e il Life Cycle Thinking

• Organizzazioni ed approccio bioispirato

Come si svolge il webinar

Il webinar è organizzato da Lab Academy di Adv Media Lab, è gratuito e si svolgerà in modo interattivo seguendo questi step:

– Introduzione scientifica teorica

– Concetti ed elementi chiave

– Esempi di modelli bioispirati

– Domande e risposte

Chi non deve mancare

Imprenditori

Professionisti

Marketing manager

Direttori tecnici

Social media specialist

Brand e product manager

Manager che si occupano di marketing e vendita

Il futuro delle aziende è “bioispirato”. Ecco perché.

Il pensiero sistemico ci pone di fronte ad una grande evidenza: i sistemi viventi complessi, come le piante, gli animali e gli esseri umani, sono fatti della stessa materia e rispondono alle medesime leggi. I sistemi viventi, infatti, pur avendo caratteristiche differenti, sono composti da cellule, condividono gli stessi schemi metabolici e utilizzano una modalità a noi ben conosciuta per comunicare: l’interconnessione. Il futuro di un sistema complesso – quale un’azienda rappresenta – si dovrà ispirare al modo in cui in natura avvengono questi scambi per far fronte agli inevitabili cambiamenti, a partire dall’unità vivente più piccola conosciuta: la cellula. Ecco perché.

A cosa ti servirà la lettura di questo articolo?

  • Ad avere un quadro complessivo dell’approccio bioispirato
  • Ad acquisire un vocabolario essenziale del pensiero sistemico
  • Ad approfondire il concetto di perturbazione
  • A trarre ispirazione per far fronte alle necessità di cambiamento
  • Ad usare questi concetti per creare slide o documenti per le tue presentazioni professionali
  • Ad approfondire grazie alla bibliografia essenziale indicata a fondo dell’articolo

Perché le piante sono intelligenti

Immaginiamo il peggio, ad esempio che arrivi una meteora e distrugga parte della terra del nostro pianeta (magari una parte disabitata perché tutti sono andati in vacanza…). Cosa succederebbe?

Le case, i negozi, gli uffici verrebbero spazzati via in un soffio. Non potremmo più ritornare sulle strade, ogni cosa sarebbe persa così come ogni possibilità di un ritorno alle attività o di ripristinare routine. Non servirebbero più le leggi, il denaro, le regolamentazioni, nulla. Ora facciamo passare 50 anni. Cosa vedremmo come scenario? Probabilmente questo:

Vedremo piante, sostanzialmente, e con il passare del tempo anche qualche animale. Questo scenario corrisponde a quello di Chernobyl, che oggi si presenta così:

Perché? Perché le piante e subito dopo gli animali rispondono perfettamente ad un criterio: l’adattabilità.

In natura non vince il più forte, ma vince il più adatto. 

Certo, gli esseri umani sono diversi e hanno bisogno di differenti condizioni ambientali per poter vivere e svilupparsi. Tuttavia sia chi si occupa di salute individuale (organismo complesso singolo) che chi si occupa di salute aziendale (organismo complesso che risponde al nome di organizzazione), fa oggi alcuni ragionamenti.

  1. Un sistema vivente è composto di cellule, un’organizzazione è composta da persone. Possiamo dunque considerare le persone che compongono un’azienda come le cellule di un organismo.
  2. Le membrane cellulari non hanno barriere di separazione ma di identità. La membrana delle cellule non sono dunque dei recinti chiusi, ma permettono una continua e costante uscita ed entrata di informazioni chimiche. Questo le differenzia rendendo la loro identità differente e specifica.
  3. Una cellula ha un metabolismo che avviene grazie a reti di reazioni chimiche. Anche le organizzazioni hanno un metabolismo che avviene grazie a reti di relazioni tra persone.
  4. Ogni sistema vivente è caratterizzato da un determinato pattern, ovvero da una configurazione di relazioni tra le componenti di un sistema che determina le sue caratteristiche essenziali. Il pattern non cambia. Ciò che cambia è invece la struttura, in quanto le cellule che lo compongono sono sistemi autopoietici, ovvero auto-organizzati. Le medesime proprietà contraddistinguono le organizzazioni.
  5. Il concetto di accoppiamento strutturale in biologia ci riporta al fatto che un sistema vivente non può essere modificato dall’esterno, ma solo perturbato. L’accoppiamento strutturale si riferisce infatti all’interazione di un sistema vivente con il suo ambiente, in cui il sistema risponde alle influenze ambientali con cambiamenti strutturali nel suo stesso modo auto-organizzante.

Ecco allora che diventano evidenti alcuni punti chiave, generalmente toccati in tutti i casi di organizzazione e riorganizzazione aziendale, e che io stessa nel mio lavoro di consulente constato essere nodali per innescare reali trasformazioni.

  • Parimenti alle cellule, e proprio come fanno le piante, le aziende necessitano una nuova organizzazione (struttura) per adattarsi ai cambiamenti. Non è possibile auspicare trasformazioni mantenendo la struttura identica.
  • Ogni azienda è sostenuta da un obiettivo (la funzione in biologia) ed è costituita da una realtà di persone (le cellule). Questo mette in luce che – proprio come negli organismi complessi in natura – l’organizzazione ha bisogno di aver chiara la sua identità e la sua funzione (vision), e che non può trascurare le persone che la compongono per il suo buon funzionamento. Quando le nostre cellule sono in difficoltà, l’intero organismo ne soffre le conseguenze.
  • L’azienda è un sistema autopoietico che deve affrontare inevitabili cambiamenti. Non possiamo immaginare una realtà dove nulla cambia e tutto procede in modo lineare. La vita è contraddistinta da passaggi, turbolenze e perturbazioni. E ognuno di noi, questo, lo sa molto bene.
  • Se una macchina può essere controllata, un sistema vivente può essere solo perturbato. Occorre dare stimoli perturbativi, e occorre saperlo fare bene in maniera tale da perseguire uno dei diversi principi su cui si fonda il potere: quello della delega. Il controllo e la coercizione non generano quanto atteso.

Una resilienza bioispirata

La resilienza indica la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione.

Applicato all’essere umano, normalmente il concetto indica un processo di riadattamento qualora si affrontino come risultato positivo esperienze traumatiche, gravi patologie, alti livelli di stress, e altre perturbazioni. L’individuo sviluppa in questi casi una forte capacità di adattamento alle nuove situazioni in cui si trova immerso, riuscendo così ad affrontare e superare grandi ostacoli.

Ma quali sono le caratteristiche che un’organizzazione deve avere per essere resiliente? Ritornano i principi sopra esposti

  • una solida identità di gruppo, che risponde infatti al bisogno di appartenenza secondo la prospettiva della psicologia umanista di Abraham Maslow.
  • Una reale coesione sociale.
  • Una comunità di intenti, chiari e condivisi.
  • Valori comuni, che orientano le relazioni formali e informali.
  • Apertura al cambiamento, che tenga conto delle persone, della loro salute e delle loro possibilità.

Approfondiremo ognuno di questi aspetti prossimamente.

Per consulenze ed interventi

Riferimenti

Bateson G., Verso un’ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1977.

 Capra F., Il Punto di svolta, Feltrinelli, Milano, 1984.

Capra F., Luisi P.L., Vita e Natura, Aboca, Sansepolcro (AR), 2014.

Hillman J., Ventura M., Cento anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio,  Raffaello Cortina, Milano, 1998.

Mancuso S., Plant Revolution, Giunti Editori, Firenze, 2017.

Come coltivare la salute? I 3 principi della salutogenesi

Sta già diventando una nuova, buona, tendenza: parlare di salute, come la si facilita, come la si mantiene. Dopo secoli di patogenesi, ovvero lo studio dell’origine della malattia, ci stiamo ora concentrando anche sulla salutogenesi, lo studio dell’origine della salute.

A cosa ti servirà la lettura di questo articolo?

  • Ad avere un quadro complessivo del concetto di salutogenesi
  • A rinforzare la conoscenza riguardo al funzionamento dell’unità corpo-mente
  • A trovare una maggiore motivazione ad occuparti di te
  • A trarre ispirazione per coltivare, migliorare e rinforzare le tue relazioni, i tuoi legami più importanti.
  • Ad orientarti nel mare magnum dei professionisti della salute, scegliendo chi non si limita a dare prescrizioni ma chi ti insegna anche a mantenerti in forma.
  • Ad usare questi concetti per creare slide o documenti per le tue presentazioni professionali
  • Ad avere materiale di approfondimento grazie alla bibliografia essenziale indicata a fondo dell’articolo

Cos’è la salutogenesi e quali sono i 3 principi alla sua base

Il termine salutogenesi è associato ad una varietà di ricerche e significati che hanno preso vita nel 1979, quando Aaron Antonovsky – accademico e sociologo di origine israeliana – pubblicò il suo libro Health, Stress and Coping. In quest’opera, Antonovsky cercò di rispondere per mezzo delle sue ricerche a degli interrogativi riguardo a ciò che determina la salute, ed introdusse l’evidenza secondo la quale

i significati che noi diamo alla nostra esistenza e agli accadimenti di vita contribuiscono grandemente al mantenimento (o meno) della salute del corpo e della mente

Se dunque paragoniamo la salute ad un albero, possiamo dire che gli argomenti in merito, le pratiche e le evidenze sono davvero molteplici ed intrecciati tra loro, ma vediamo alcuni presupposti che ci giungono concertati dai tre grossi rami che ora andremo a articolare, rimanendo saldi sulla considerazione che la salute non è uno stato immobile, non è scisso dalla mente e non riguarda solo l’individuo.

Salutogenesi - i rami della salute
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1 – La salute dipende dall’ambiente che ci circonda

L’essere umano non è un sistema a sé stante ed isolato, ma di fatto ha continui scambi e dialoghi a differenti livelli. L’interazione principale è quella con l’ambiente, ed i continui interscambi del nostro continuum corpo-mente con il mondo in cui viviamo concorrono a creare ambienti biologici sani o meno sani, e con essi interconnessioni con il corpo altrettanto sane o meno sane.

Non ho al momento incontrato un testo scritto da psicologi che meglio spiega questo principio di quello di James Hillman, psicologo analista junghiano, nel suo dialogo con Michael Ventura [si veda bibliografia a fondo pagina]:

Abbiamo avuto cento anni di analisi, la gente diventa sempre più sensibile, e il mondo peggiora sempre più. Forse è arrivato il momento di guardare in faccia questa realtà. Continuiamo a situare la psiche dentro la pelle. Per dare una localizzazione alla psiche si va dentro, si esaminano i nostri sentimenti e i nostri sogni: essi ci appartengono. […] Noi lavoriamo costantemente sulle nostre relazioni, sui nostri sentimenti, sulle nostre riflessioni, ma guardi là cosa ne resta fuori… 

Quello che resta fuori è un mondo che si va deteriorando. (…) Gli edifici sono malati, le istituzioni sono malate, il sistema bancario è malato, e così la scuola, il traffico – la malattia è là fuori. Nel XIX secolo la gente non parlava della psiche, fino a che non arrivò Freud e scoprì la psicopatologia. Adesso cominciamo a dire: i mobili contengono una sostanza che ci sta avvelenando; il forno a microonde libera radiazioni pericolose.  Il mondo è diventato tossico.”

La psicologia, la medicina e le scienze sociali hanno sovente camminato a metri di distanza, limitandosi – quando non hanno potuto ignorarsi – ad incontrarsi prudentemente in un caffè. Ecco allora che il moderno concetto di salute si è limitato, fino a poco tempo fa, ad occuparsi dell’essere umano senza occuparsi del contesto in cui egli è inserito e che, in un rapporto di reciproco scambio, contribuisce molte volte a peggiorare. Così come gli interventi sull’ambiente, dalle aziende alle infrastrutture, non possono più operare senza tenere conto dell’impatto che hanno sulle persone e sull’ecosistema in cui sono inseriti (per via dei molteplici problemi climatici e delle risorse sempre più carenti del nostro pianeta), così anche un più ampio concetto di psicologia e di salute si trova adesso a fare i conti con l’insieme.

Sempre seguendo le parole di Hillman: 

“L’etilismo, l’assenteismo, l’analfabetismo e l’abbandono della scuola, la frode, il vandalismo a danno del patrimonio pubblico, la trasgressione delle regole, le truffe alle istituzioni, le tangenti, anche questi sono sintomi, anche se non vengono strombazzati come le violenze ai bambini e la tossicomania. È necessario leggere queste cose come sintomi che riguardano lo Stato e non soltanto il singolo paziente. Altrimenti noi terapeuti continueremo nella nostra posizione di mediazione, di mettere in riga la gente in modo che, avendo una propria funzione all’interno del sistema, riesca ad adattarvisi. In genere si continua a situare tutti i sintomi all’interno del paziente, invece di localizzarli anche nell’anima del mondo.”

Sappiamo che l’inquinamento contribuisce alla maggior parte delle malattie del nostro tempo, così come vivere in ambienti malsani, fare lavori che arrecano disagio, passare troppo tempo davanti al televisore o con gli ormai insostituibili device.

Ecco allora che la salute diventa un fatto ambientale ma di reciproca responsabilità: l’ambiente contribuisce alla nostra salute, ma anche la nostra salute contribuisce a quella dell’ambiente, innescando dinamiche virtuose o viziose di ambivalente beneficio, o danno. 

2 – La salute dipende dal rapporto che abbiamo con gli altri

Come noto al pensiero sistemico (Capra, Luisi, 2014), ogni fenomeno a noi noto può dirsi il risultato di interazioni e connessioni di una grande variabilità di elementi, che se vengono trascurati non ci restituiscono una visione concreta del fenomeno stesso. Ecco che la salute, come noto per le popolazioni antiche e le medicine etniche e sciamaniche (Tassinari, 2014), è connessa intimamente con l’ambiente relazionale della persona.  

Fritjof Capra, fisico e saggista, scrisse già nel 1984:

se a un medico occidentale si chiede quali siano le cause di una malattia, egli parlerà di batteri o di disturbi fisiologici; è probabile invece che uno sciamano menzioni la competizione, la gelosia e l’avidità, streghe e stregoni, malefatte di un membro della famiglia del paziente, o un qualche altro modo in cui il paziente o i suoi consanguinei hanno violato l’ordine morale”. 

La malattia, secondo un approccio olistico, è vista come una conseguenza di una problematica appartenenza ad un gruppo sociale. In psicologia l’approccio sistemico-relazionale studia appunto lo sviluppo di significati e dei rapporti disfunzionali all’interno della famiglia (si veda ad esempio la letteratura di Selvini-Palazzoli), ma una psicologia sistemica di più ampio raggio non deve limitarsi a questo, bensì spingersi oltre e osservare come i significati mutuati dalla stessa famiglia facciano parte di un sistema più ampio ancora, e che troppo spesso concorriamo a giustificare e mantenere.  

Con le parole di una review di 10 anni di studi (Umberson, Thomeer, 2020):

“Sono stati fatti progressi significativi [nella ricerca] che includono il collegamento delle esperienze familiari dell’infanzia con la salute in età avanzata; l’identificazione con determinati processi biosociali spiega come i legami familiari influenzano la salute durante la vita, e la ricerca sul contagio sociale mostra come i membri della famiglia influenzano l’uno la salute l’altro in base alla diversità della famiglia stessa e alle diverse dinamiche, tra cui genere, sessualità, diversità socioeconomica e razziale.” 

Il rapporto con gli altri non deve essere solo un’opportunità di riflessione, ma un’occasione di pratica operativa. Gli altri sono il nostro specchio e la psicologia ce lo insegna dal giorno della sua nascita, ma non si tratta solo di questo. Una scienza che ci insegni a prenderci cura della nostra salute e che ci rimetta in mano la possibilità di far fronte a squilibri ambientali ed eventi patogeni, deve interrogarsi imprescindibilmente sul rapporto che l’individuo ha con il suo prossimo, cosa lo induce ad agire, e cosa nei fatti operativamente fa nei confronti degli altri. 

3 – La salute dipende dai significati che diamo alla vita

Aaron Antonovsky lo chiamò senso di coerenza. La coerenza per Antonovsky, il padre della salutogenesi, è (Antonovsky, 1979):

“… un orientamento globale che esprime la misura in cui si ha una pervasiva, duratura ma dinamica sensazione di fiducia che gli ambienti interni ed esterni siano prevedibili e che esiste un’alta probabilità che le cose vadano come ci si possa ragionevolmente aspettare.” 

Secondo il famoso sociologo, un senso di coerenza ben strutturato aiuta infatti a mobilitare risorse interne per far fronte a situazioni stressogene e a gestire con successo le tensioni. Grazie a questo meccanismo, il senso di coerenza ci aiuta dunque a determinare la nostra posizione sul continuum costituito dall’asse salute/malattia.

Sebbene il senso di coerenza rimandi ad un concetto singolo, la salutogenesi mette in luce quali sono le origini della salute, considerando una pluralità di fattori e processi dietro allo star bene che confluiscono nell’orientamento mentale della coerenza. Potremmo dunque dire che il concetto di coerenza richieda per forza di cose un approccio interdisciplinare e sistemico, in quanto molti sono gli elementi coinvolti nel nostro sistema di significati che possono rientrare nella predisposizione alla salute.

Il senso di coerenza ha il fascino della relativa semplicità: suggerisce che tutti i processi salutogenici sono incanalati attraverso un orientamento misurabile della vita globale. Pertanto, questo unico concetto focalizzato riduce notevolmente la complessità. Inoltre il concetto di senso di coerenza ha una validità elevata per tutti i ricercatori e le culture a cui è applicato, poiché offre il senso immediato del fatto che percepire la vita come comprensibile, gestibile e significativa è favorevole alla salute. La combinazione di componenti cognitive, comportamentali e motivazionali posiziona in modo univoco il senso di coerenza, tutti elementi misurabili.

Quest’ultimo punto, ovvero che il senso di coerenza è misurabile, può essere la ragione più significativa della sua posizione di rilievo nella letteratura scientifica. Nella prestigioso rivista Social Science and Medicine, nel 1993 Antonovsky aveva infatti pubblicato un documento intitolato The Structure and Properties of the Sense of Coherence Scale, citato da oltre 2500 pubblicazioni, un risultato importante. Nel giro di pochi anni, il questionario sul senso di coerenza di Antonovsky era stato tradotto in almeno 33 lingue in 32 paesi con almeno 15 diverse versioni e i test di misurazione della coerenza ha continuato senza sosta.

Pertanto, è comprensibile che per molti la salutogenesi sia diventato sinonimo di coerenza.

Conclusione

  • I tempi odierni
  • i limiti evidenziati dell’essere umano nei confronti della natura
  • le nuove tendenze di analisi e ricerca
  • le prese di posizione scientifiche sui problemi di portata globale, ridondanti e spesso inefficaci

indicano una sola strada possibile:

che l’essere umano ri-diventi responsabile della sua salute,

come già avveniva in antichità. L’essere umano moderno ha ormai tutte le conoscenze e possibilità di sviluppare una nuova consapevolezza riguardo al grado di salute e soddisfazione non solo del suo corpo, ma della sua esistenza intera. Occorre renderci conto che la salute non è un bene da difendere: è qualcosa che noi già abbiamo, e che sono gli alimenti, le abitudini, i pensieri e le emozioni disfunzionali che ne possono alterarne l’equilibrio. 

Proprio perché la salute stessa è un processo sistemico, sarà sempre più naturale dunque occuparsene a tanti livelli, dove un confronto tra saperi differenti sarà sempre più essenziale e vivificante. 

Per consulenze ed interventi

Riferimenti

AA.VV., The Handbook of Salutogenesis | Free download: https://link.springer.com/book/10.1007/978-3-319-04600-6

Antonovsky A.,Health, stress and coping. San Francisco, CA: Jossey-Bass, 1979.

Antonovsky A., Unraveling the mystery of health—How people manage stress and stay well. San Francisco, CA: Jossey-Bass, 1987.

Antonovsky A., The structure and properties of the sense of coherence scale. Social Science and Medicine, 36(6),1993.

Capra F., Il Punto di svolta, Feltrinelli, Milano, 1984. 

Capra F., Luisi P.L., Vita e Natura, Aboca, Sansepolcro (AR), 2014.

Gaydosh, L., Harris, K. M., Childhood family instability and young adult health. Journal of Health and Social Behavior, 59, 2018.

Eriksson, M., & Lindstrom, Bringing it all together: The salutogenic response to some of the most pertinent public health dilemmas. In A. Morgan, E. Ziglio, M. Davies (Eds.), Health assets in a global context, 2010.

Salutogenesi e smart working: webinar gratuito

Sono stata invitata da una delle più importanti agenzie di comunicazione e marketing digitale del territorio italiano, a tenere un incontro aperto a tutti e gratuito sulla Salutogenesi e lo smart working. Adv Media Lab ha fatto un ragionamento di esempio per tutti: se vogliamo lavorare bene, dobbiamo stare bene; se vogliamo usare le nuove tecnologie, dobbiamo fare in modo che non siano loro a usare noi, ma viceversa. Soddisfatti questi criteri, si massimizzeranno i profitti di questa sempre più diffusa – e ora necessaria – modalità di lavoro.

Ne parlerò con abbondanza di esempi, pratiche e casi studio il 26 Marzo 2020. Il nostro percorso verrà articolato con l’apporto delle neuroscienze e della psicologia della salute. Ovviamente in modalità smart 😉

Per iscrizioni: Lab Academy

Perché la paura è pericolosa

In piena emergenza abbiamo assistito alla comunicazione più contraddittoria della storia: medici, scienziati, giornalisti, politici ed economisti non sono d’accordo su nulla: né sulle origini del virus, né sulla dinamica di contaminazione, né sulle cause che ne hanno favorito la diffusione, inducendoci a rivedere fortemente il concetto di progresso.

Una cosa però è certa, da sempre: la paura danneggia il nostro stato di salute e aumenta la nostra predisposizione alla malattia, così come diverse abitudini disfunzionali. Ci occuperemo qui di uno degli elementi che possiamo ritenere concausa dell’indebolimento del nostro sistema immunitario: quello emozionale. 

Paura e sistema immunitario

Uno dei principali problemi di questo momento sembra essere la reazione che in molti hanno avuto rispetto alla situazione innescata dal Covid-19: la paura. Questa paura viene abbondantemente fomentata dai mass media, dai messaggi sui social network, dalle voci di corridoio (digitali) e fake news che si propagano in rete ad una velocità vertiginosa. Se però la paura può avere la funzione di invitarci alla prudenza, ad esempio rimanendo a casa, quella che si trasforma in terrore esercita effetti negativi sulla nostra salute, peggiorando di fatto la situazione.

La paura altera infatti il nostro organismo in modo così sostanziale da avere una ricaduta sul sistema immunitario, ovvero il nostro sistema di difesa composto da cellule e molecole che lavorano insieme per riconoscere ed eliminare gli agenti patogeni nell’organismo come batteri, parassiti, funghi, cellule tumorali e virus.

Il nostro sistema immunitario è pienamente a regime quando ci alimentiamo correttamente, facciamo movimento, ci dedichiamo alla nostra salute. Tuttavia non tutti considerano che il sistema immunitario può venire alterato nelle sue funzioni anche dalle emozioni, dove quelle positive lo rinforzano e quelle negative lo indeboliscono. 

Lo stato mentale di calma, equanimità e fiducia è in parte caratterizzato proprio da un’assenza di stress. Sappiamo infatti che le pratiche di rilassamento e le tecniche meditative stanno guadagnando popolarità sui luoghi di lavoro e in ambito clinico per via della loro efficacia sulle performance cognitive e nel trattamento di una vasta gamma di disturbi psicologici e fisiologici, tra cui disturbi psichiatrici, malattie cardiovascolari, condizioni dermatologiche, disfunzioni gastrointestinali e disturbi muscoloscheletrici. 

Pertanto l’esplorazione della fisiologia dello stress è un precursore essenziale per delineare i meccanismi alla base degli effetti benefici di uno stato psicologico equilibrato e consapevole.

I circuiti dello stress

Lo stress può essere innescato tanto da una sfida reale nella nostra vita (vengo inseguito da un leone affamato) quanto da un pericolo solo percepito (ho paura di morire a causa di un virus). In entrambi i casi la paura innesca una simile risposta di stress fisiologico che interessa:

1) il sistema nervoso simpatico e il sistema nervoso parasimpatico, i quali regolano i processi involontari del corpo, come la respirazione; 

2) gli organi neuroendocrini, che hanno la funzione di innescare l’avvio, la continuazione e la fine del processo di gestione dello stress e che mantengono l’equilibrio fisiologico;

3) gli organi linfoidi del sistema immunitario che producono e attivano un esercito di cellule e una cascata di reazioni chimiche, in definitiva neutralizzando o distruggendo i patogeni; 

4) il microbiota, un insieme di 100 trilioni di microbi che si trovano prevalentemente nelle parti del corpo che si interfacciano con l’ambiente esterno (ad es. l’intestino) e che innesca reazioni chimiche nel corpo in risposta a cambiamenti ambientali. In assenza di stress, un microbiota sano produce acidi grassi a catena corta che esercitano effetti antinfiammatori e antitumorali.

Lo stress ha dunque un ruolo determinante per la nostra salute. Lo stress psicologico innesca infatti una risposta – conosciuta come reazione di lotta o fuga – provocando la produzione di sostanze che si diffondono in tutto il corpo e che, disturbando il microbiota intestinale, alterano il funzionamento del sistema immunitario. 

Il meccanismo fisiologico della paura

La paura, come tutte le emozioni che procurano un disequilibro interno, dirotta il macchinario di gestione dello stress del corpo e innesca una risposta di combattimento o fuga. Vediamo nel dettaglio cosa avviene nel nostro corpo quando siamo di fronte a qualcosa che ci fa paura.

1) Individuazione: la valutazione immediata della fonte di stress

Uno stimolo ambientale può avviare una serie di reazioni che, se ci spaventano, possiamo ben definire fattori di stress. Pensiamo alla tv sempre sintonizzata sui notiziari, alla condivisione di informazioni e testimonianze allarmanti, al tam-tam di considerazioni catastrofistiche. Nel momento della rilevazione, lo stimolo viene analizzato per determinare se è necessario intraprendere un’azione. È interessante notare che 

questo processo di valutazione dello stress può essere influenzato dal giudizio personale, dai propri timori esistenziali e dalla propria scala di valori

Il sistema limbico, la corteccia cerebrale e l’ipotalamo integrano e analizzano gli stimoli ambientali grezzi, ed in qualche modo li trasformano in emozioni. 

2) Valutazione: l’innesco emozionale

Una risposta di paura si avvia quando identifichiamo un evento come una minaccia basata su memorie passate. Il sistema limbico cerebrale, che svolge un ruolo determinante nell’innesco emozionale, comprende infatti l’amigdala, l’ippocampo, il talamo, l’ipotalamo, i gangli della base e il giro del cingolo: l’ippocampo ci aiuta a ricordare il contesto degli eventi passati che sono stati percepiti come paurosi, il talamo della linea mediana svolge un ruolo nel predire una minaccia basata su esperienze passate, l’amigdala si attiva nelle risposte emotive e agisce come un interruttore per il sistema di allarme dello stress.

In sintesi, il centro limbico è il luogo in cui il livello di minaccia di un evento viene giudicato sulla base di istinti primari e di una versione soggettiva di memorie passate; quindi, è probabilmente incline a pregiudizi emotivi e errori di giudizio.

3) Risposta: la misura data dal ragionamento

Come ben sappiamo grazie alle neuroscienze, di fronte ad uno stimolo emotivo la prima parte del nostro cervello che si attiva è quella deputata alle reazioni istintive ed emozionali. La corteccia cerebrale, deputata invece al ragionamento, supervisiona e facilita l’elaborazione della paura limbica ma interviene in un secondo tempo, spesso svolgendo un ruolo di giustificazione dell’emozione provata. 

Quando invece il ragionamento è utilizzato in modo cosciente, questo aiuta l’essere umano a controllare le reazioni eccessive durante i periodi di pericolo

In generale, la corteccia cerebrale ha il potere di calmare le risposte emotive. Al contrario, un centro integrativo corticale errato ha il potere di attivare falsi allarmi.

L’innesco della risposta di stress

A questo punto, il centro di controllo ipotalamico integra e traduce gli input precedentemente spiegati in una risposta eccitatoria o inibitoria netta. Se la risposta è eccitatoria, vengono secreti una serie di ormoni regolatori legati allo stress.

In sintesi, il centro di controllo dello stress ipotalamico integra le informazioni dalla corteccia limbica e cerebrale, promuove una risposta di lotta o fuga, se necessario, e regola i pilastri neuroendocrini. Per ironia della sorte, questa reazione può essere innescata da un’interpretazione errata dei segnali a monte, con il risultato di una risposta errata di combattimento o fuga a livello psicologico, ma che agisce comunque a livello fisiologico.

Abbiamo infatti vari step della reazione alla paura:

a) Effetti dello stress immediati: durano da 2 a 3 secondi e forniscono risposte fisiche urgenti, come sudorazione, battito cardiaco accelerato e tensione muscolare. Per consentire una risposta rapida, gli input di questa fase si basano su una rapida valutazione dell’evento di attivazione. Questo percorso è rapidissimo e non coinvolge la corteccia cerebrale, per cui non è influenzato dal giudizio.

b) Valutazione ed interpretazione psicologica rapida: essa origina nelle regioni ipotalamiche e, proprio perché molto rapida, può condurre ad un falso allarme.

c) Risposta allo stress intermedia: le cellule che ora vengono stimolate rilasciano catecolamine (adrenalina e noradrenalina) direttamente nella circolazione, e gli effetti della risposta allo stress intermedia durano più a lungo (cioè da 20 a 30 secondi) rispetto agli effetti immediati e sono più globali. 

d) Reazione allo stress prolungata: dopo che gli stimoli di stress sono stati completamente analizzati, il centro di controllo ipotalamico secerne ormoni adrenocorticotropi che si diffondono nel corpo attraverso la circolazione sanguigna.  Viene ora attivato il processo di gestione dello stress regolando le attività metaboliche, cardiovascolari e immunologiche. La midollare surrenale  produce una maggiore quantità di adrenalina per la risposta simpatica e per ripristinare l’omeostasi dopo lo stress. A seconda della natura del fattore di stress, questi effetti possono persistere da pochi minuti a settimane, riducendo o ripristinando la reattività del sistema immunitario. 

Cosa fare in risposta alla paura?

Il circolo vizioso innescato dalle emozioni negative interessa dunque il sano funzionamento del nostro organismo. Nel dettaglio, considerati gli elementi sopra menzionati, possiamo dire che 

chi ha paura ha più possibilità di ammalarsi

proprio perché il suo sistema immunitario è più debole. A contrastare la reazione di stress ci sono altre sostanze secrete dal nostro organismo, sostanze come l’ossitocina e la serotonina. La meditazione, una tecnica comune per calmare la mente, esercita una marcata influenza fisiologica e riduce gli effetti dello stress. Lo stesso effetto lo otteniamo grazie ai buoni pensieri, le buone relazioni, il divertimento, il contatto con la natura, la collaborazione e l’altruismo.

L’aiuto degli altri e la collaborazione, ad esempio, fanno diminuire nel sangue i livelli di cortisolo producendo immediati effetti positivi. Le buone relazioni e l’ottimismo aiutano il nostro organismo a raggiungere una frequenza cardiaca più bassa, così come una minore pressione sanguigna. Un maggiore impiego dell’attenzione e della memoria di lavoroviene promosso da uno stato soggettivo di benessere. Questo stato di benessere è raggiungibile in momenti di ansia generalizzata attraverso l’attenzione consapevole verso stimoli piacevoli, grazie alla cura delle proprie relazioni interpersonali, grazie al fare cose che danno di per sé contentezza.

Lo stato di benessere percepito ha effetti immediati anche sul sistema immunitario, grazie ad un’aumentata risposta anticorpale. I sintomi dei disturbi gastrointestinali funzionali, come la sindrome dell’intestino irritabile, vengono ridotti, ed il nostro microbiota quindi ne trae assoluto beneficio. Un microbiota sano promuove l’omeostasi e un sistema immunitario robusto, innescando dunque un circolo virtuoso da coltivare e rinforzare. 

Conclusione

Lo stress psicologico spesso scatena una risposta di paura, provocando la produzione di sostanze dannose per il sistema immunitario e per la fondamentale funzione del microbiota intestinale. In assenza di stress, un microbiota sano esercita effetti antinfiammatori e antitumorali, aiutandoci a prevenire patologie e disturbi. 

Dobbiamo avere ben chiaro il fatto che le emozioni, quando non modulate, esercitano un controllo sul nostro organismo che può avere effetti devastanti. 

In momenti di paura collettiva come questo, occorre porre rimedio ridimensionando questo effetto appropriandoci dello straordinario strumento che la nostra mente ci fornisce: la razionalità.

Se impareremo a basare le nostre azioni e scelte su fatti constatabili di persona, senza sottoporci ad influenze distruttive come passa parola e contagi emozionali, ciò che sta accadendo potrà condurci ad una maggiore consapevolezza. Ed insieme ad essa, ad una salute ancora più robusta.

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A casa per il lockdown? Almeno curiamo la nostra salute!

In pieno allarme per la diffusione del Covid-19, sarebbe utile innescare circoli personali virtuosi grazie a pratiche di vita salutari. Non è così difficile, e certamente il lockdown potrebbe essere trasformato in opportunità in tal senso. Il nostro sistema immunitario ha bisogno di pratiche quotidiane per essere forte e ben funzionante, e questo dipende da noi.

Sono tuttavia pervasa da una certa preoccupazione in merito. Molte persone che sento e vedo attraverso il web mi raccontano di torte al cioccolato ogni giorno, spuntini a tutte le ore, passaggi da sedia e divano come unico movimento fisico, visione di film apocalittici, chiusura e sospetto verso gli altri.

Abbiamo bisogno di scrollarci di dosso tendenze che a lungo andare possono avere effetti nefasti su di noi e sulle persone che ci circondano. Per questo ho creato questa infografica, basata su studi e ricerche scientifiche, per trarre ispirazione per tutto ciò che di buono possiamo fare in questo momento. Forza!

Per un più immediato approfondimento dei diversi punti:

1- https://lnkd.in/dC2ad-S 
2- http://bit.ly/39SIJSd 
3- http://bit.ly/3d0vIYy | 
4- https://lnkd.in/dRKJHhu 
5- http://bit.ly/39NSe53 
6- http://bit.ly/38THiBI 
7- http://bit.ly/2IPXk52