Che cos’è la DMN (Default Mode Network)? Ecco perché dovrebbe interessarti

Quando lo si mette a tacere, il cervello si libera.

Merlin Sheldrake, L’Ordine Nascosto: Come l’Adattamento Costruisce la Complessità.,Torino, Codice Edizioni, 2022.

La DMN (default mode network) nel nostro cervello è l’insegnante di una classe rumorosa: quando non siamo concentrati su niente in particolare, quando la nostra mente è libera di vagare, quando riflettiamo su noi stessi, quando pensiamo al passato o facciamo piani per il futuro, si attiva la DMN. Per descrivere questa modalità cerebrale gli scienziati l’hanno paragonata al ruolo della «capitale» o del «dirigente d’azienda», che serve a mettere ordine nel caos dei processi cerebrali in atto in ogni istante.

Quando mettiamo a tacere la nostra mente, e proviamo la sensazione di allontanamento dal senso di “io” o “ego”, si riduce l’attività della DMN, a connettività cerebrale esplode e si apre un tumulto di nuovi sentieri neuronali.

Fondamentalmente la rete di default del cervello, dunque, è un insieme di aree del cervello che si attivano principalmente quando la mente è in uno stato di “default”, quando cioè non è concentrata su un compito specifico. Queste aree del cervello sono conosciute per essere coinvolte in attività come la riflessione, la memoria a lungo termine, la pianificazione e la creazione di connessioni tra diverse informazioni.

Le aree cerebrali coinvolte nella DMN includono:

  • L’ippocampo, che è coinvolto nella memoria e nella navigazione spaziale.
  • Il cingolo anteriore, che è coinvolto nell’attenzione e nell’autocontrollo.
  • Il cingolo posteriore, che è coinvolto nella percezione di sé e nel controllo degli impulsi.
  • Il nucleo accumbens, che è coinvolto nella motivazione e nella ricompensa.
  • L’amigdala, che è coinvolto nell’elaborazione delle emozioni.
  • Il precuneo, che è coinvolto nell’elaborazione delle informazioni sensoriali, nell’immaginazione e nel pensiero astratto.

La rete di default è stata scoperta per la prima volta nel 2001 ed è stata associata a diverse funzioni cognitive, tra cui la memoria a lungo termine, la riflessione e l’introspezione.

La DMN è stata anche associata a diverse condizioni di salute mentale, tra cui la depressione, l’ansia e la schizofrenia. Alcuni studi suggeriscono infatti che l’attività anormale nella DMN può contribuire allo sviluppo di queste condizioni, mentre altri suggeriscono che l’attività anormale nella DMN può essere un sintomo di queste condizioni. Tuttavia la ricerca sulla DMN è ancora in corso e gli scienziati stanno cercando di capire meglio come questa rete cerebrale funziona e come può essere utilizzata per trattare le condizioni di salute mentale. Ad esempio, alcuni studi hanno mostrato che la meditazione e la Mindfulness possono aiutare a ridurre l’attività nella DMN e migliorare i sintomi della depressione e dell’ansia.

La DMN quindi non è una cosa negativa per sé, ma è una rete cerebrale importante per la memoria, la riflessione e l’introspezione che può diventare problematica quando l’attività in essa è anomala. Infatti un’elevata attività nella DMN è stata associata a:

  1. una maggiore tendenza all’autocritica e alla ruminazione, che sono entrambi fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi dell’umore;
  2. problemi di attenzione;
  3. problemi di concentrazione, in quanto la DMN si attiva quando non si è concentrati su un compito specifico. Ciò può rendere difficile concentrarsi su un compito e aumentare il rischio di distrazioni.

Certo è che diminuire l’attività fastidiosa della rete di default del cervello rappresenta per noi innegabili vantaggi. Come si fa? Ci sono molti modi. Uno di questo è l’assorbimento in stati meditativi grazie ai quali, di fatto, la realtà prende nuove forme, permettendoci di mettere in discussione la pesantezza di tutto ciò che riteniamo senza dubbio “vero”.

Ne parleremo prossimamente in modo approfondito.

Nel frattempo ecco alcuni studi per saperne di più l’argomento:

  1. “Default mode network activity in major depression” di Greicius et al. (2007) pubblicato su Biological Psychiatry. Questo studio ha riscontrato un’attività anomala nella DMN in pazienti con depressione maggiore.
  2. “Mindfulness practice leads to increases in regional brain gray matter density” di Luders et al. (2009) pubblicato su Psychiatry Research: Neuroimaging. Questo studio ha riscontrato che la pratica della mindfulness è associata a un aumento della densità della materia grigia in diverse aree della DMN.
  3. “Transcranial magnetic stimulation of the default mode network” di Fitzgerald et al. (2014) pubblicato su Brain Stimulation. Questo studio ha esplorato l’utilizzo della stimolazione magnetica transcranica per modulare l’attività nella DMN e migliorare i sintomi della depressione.
  4. “The default mode network and schizophrenia” di Whitfield-Gabrieli et al. (2011) pubblicato su Schizophrenia Bulletin. Questo studio ha esplorato come la DMN è alterata nella schizofrenia e come queste alterazioni sono correlate ai sintomi della malattia.

Per rimanere aggiornati sulle mie pubblicazioni, eventi e risorse (lo spam non piace nemmeno a me, dunque da qui non ne riceverai mai e in nessun modo):

Per contattarmi direttamente:

Alimentazione, prossimità e salute (finite nel letame)

Vi scrivo brevemente un dialogo con il contadino che ha lasciato queste mele accanto ad un mucchio di letame nella campagna vicino a casa mia:

“Buongiorno, l’altro giorno passando di qua ho visto questo mucchio di mele. Come mai le ha buttate?”
“Buongiorno, erano mele ammaccate dalla grandine”

“Per la verità mi sono avvicinata e ho visto che ce n’erano di perfette. Ne ho presa una ed era meravigliosa”
“È vero, ce n’erano molte in ottimo stato”

“Erano mele trattate?”
“No”
“Sono mele aspre?”
“Assolutamente no. Sono croccanti, succose e profumate”

“E quindi?…”
“Ce le pagano troppo poco perché ne valga la pena. 20 centesimi al chilo. La gente preferisce quelle del supermercato.”

Mi tornano allora in mente le parole di Michael Pollan nel celebre saggio “In difesa del cibo”:

“Il modo più sicuro per sfuggire all’alimentazione industriale è di stare alla larga dai luoghi dove regna incontrastata: il supermercato, il mini-market dietro casa e il fast food. È difficile mangiare male con i prodotti dei mercatini, di un paniere della CSA (community-supported agricolture) o del proprio orto.”

Pollan, Michael. In difesa del cibo: Un manifesto. Rizzoli, Milano, 2009

La salute è anche questo: il benessere passa da ciò che mangiamo, ma anche da chi lo compriamo e da come viviamo il momento del pasto.

Perché scegliere alimenti di prossimità o a km 0 per il nostro benessere dunque? Semplice:

  • In primo luogo, gli alimenti di prossimità o a km 0 sono solitamente più freschi e nutrienti rispetto agli alimenti che devono essere trasportati per lunghe distanze. Gli alimenti freschi contengono più vitamine e minerali rispetto agli alimenti trasportati per lunghe distanze e conservati per lungo tempo.
  • In secondo luogo, scegliere alimenti di prossimità o a km 0 può anche aiutare a supportare l’economia locale e a ridurre l’impatto ambientale associato al trasporto di alimenti su lunghe distanze.
  • In terzo luogo, gli alimenti di prossimità o a km 0 possono anche contribuire a una maggiore varietà nella dieta, incoraggiando la scoperta di nuove ricette e sapori.

Riflettiamoci. Perchè parlare di “wellness” e “healthcare” senza passare da questo, concorre a far buttare le mele nel letame.

Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti.


Per rimanere aggiornati sulle mie pubblicazioni, eventi e risorse (lo spam non piace nemmeno a me, dunque da qui non ne riceverai mai e in nessun modo):

Per contattarmi direttamente:

La natura per ispirarci verso un vero benessere? Incontro gratuito con Fidapa

Giovedì 19 Gennaio alle 21:00 avrò il piacere di essere speaker per la Fidapa, Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari – Business and Professional Women.

Il motivo di questo speech risiede nella sempre crescente necessità di comprendere, ma soprattutto di vivere, i fondamenti del vero benessere in tutti gli ambiti della nostra vita, da quello personale a quello lavorativo, da quello familiare a quello di team.

Tra i punti che affronterò ci saranno:

  • la metafora bio-ispirata nelle aziende e nelle organizzazioni
  • gli insegnamenti delle piante, del caffè e del peperoncino
  • i 3 elementi di salutogenesi, ovvero lo studio dell’origine della salute.

L’evento è online gratuito e aperto a tutti. Inizio ore 21:00. Link:

https://us02web.zoom.us/j/82705671356?pwd=aGdvWHBSSGdKMk90MlVlMU4vY2x2UT09

Passcode: 554432


Per rimanere aggiornati sulle mie pubblicazioni, risorse ed eventi:

Per esplorare la mente del consumatore

In partenza l’8 Novembre un breve corso in modalità FAD: Psicologia dei consumi e neuromarketing: il funzionamento della mente nel processo di scelta.

Con Esac Formazione di Vicenza abbiamo pensato a questo corso per avvicinare tutti i tipi di attività ai processi che guidano le scelte dei clienti di prodotti e servizi. I processi di scelta sono infatti variegati e spesso inconsapevoli: con l’aiuto delle più recenti tecniche di indagine in psicologia dei consumi e delle neuroscienze, il corso metterà in luce cosa realmente avviene a livello emozionale e cognitivo di fronte ad uno stimolo (sia esso pubblicitario o comunicativo di un prodotto o servizio) e come, di conseguenza, costruire messaggi appetibili ad ogni livello per i propri prospect.

Ecco il programma in breve:

• La scelta tra moti inconsci e sensoriali
• Psicologia della formazione delle impressioni
• Psicologia dell’attrazione di un messaggio e interpersonale
• Psicologia dei consumi: bias e scorciatoie di pensiero
• Principi e tecniche di comunicazione persuasiva online
• I fattori sub-consci e irrazionali nei processi di scelta
• Neuroscienze e risvolti applicativi delle teorie dell’elaborazione delle informazioni
• Casi studio
• Esercitazioni pratiche

I partecipanti impareranno a:
• conoscere le componenti sociali, psicologiche ed emotive alla base della scelta di consumo
• individuare i codici di persuasione e gli elementi che rendono attrattivo un messaggio
• creare un tono di voce ed un piano marketing orientato alla fiducia
• usare i principi del neuromarketing nella comunicazione e nella vendita
• come condurre un’analisi psicologica e comportamentale del proprio prospect

Orario delle lezioni: dalle ore 20.00 alle ore 22.30

Numero di ore previste: 15

Link per maggiori informazioni e iscrizioni:


Per contattarmi:

Per rimanere aggiornati sulle mie risorse, articoli ed eventi:

Digital-mente: tra mente e complessità al Festival dell’Innovazione e della Scienza

Evento a Nichelino (TO) dedicato alla complesso rapporto della mente con il digitale.

Vita quotidiana e lavorativa, acquisti, conoscenza, educazione: l’uso del digitale riguarda ormai tutte le sfere della nostra esistenza, a tutte le età. Usiamo il digitale tanto per prenotare una vacanza quanto per partecipare ad una riunione, tanto per contattare gli amici quanto per divulgare conoscenza. 

Ma questo uso continuo e sempre più pervasivo del digitale, è un fattore di benessere o di disagio? Di integrazione o di disgregazione? Il tema si presta a molte risposte possibili, tutte sotto un denominatore comune: la complessità. 

In questo intervento esplorerò le diverse sfaccettature del tema appoggiandomi alla letteratura scientifica e alle esperienze quotidiane. In particolare parlerò di:

  • Effetti psicologici e sociali dell’uso delle tecnologie digitali
  • Digitalizzazione e mondo HR
  • Scuola: ricchezze e povertà educative
  • Adolescenza, nuove dipendenze e diverse opportunità
  • I principi del benessere della scienza della salute
  • Responsabilità e buone pratiche sociali, familiari e personali
  • Facciamo un esperimento? Un esercizio semi-serio di autovalutazione sul proprio rapporto con il digitale (e con noi stessi) 

Ci vediamo a Nichelino (TO) alla Biblioteca Civica G. Arpino, Via F. Turati 4/8 alle 20:45. Modera Loredana Pilati, Direttrice della Biblioteca.

Per rimanere aggiornati sul mio blog:

Per mettersi in contatto con me:

Salutogenesi: evento gratuito a Vigone (TO)

Serata pubblica dedicata alla scienza della salute, ma questa volta con alcune novità teoriche che risponderanno alle domande:

  • Come fanno le piante ad essere i sistemi viventi più longevi del nostro pianeta?
  • Qual’è la migliore definizione di “comportamento intelligente” quando parliamo di salute?
  • Quali abitudini hanno le “popolazioni blu”, ovvero le popolazioni con più alto tasso di ultracentenari (che stanno bene) nel nostro mondo?

Sarò lieta di incontrarvi tutti in presenza Venerdì 30 settembre alle 20:30 presso il salone dell’oratorio di Santa Caterina a Vigone (TO), via Fiochetto 18.

Iscrizione via email indicando il proprio nome e cognome scrivendo a ambiente.salute@protonmail.com.


Per metterti in contatto con me:

Per rimanere aggiornati sulle mie pubblicazioni ed eventi:

Coerenza e lotta all’ipocrisia: il caso di Patagonia

Quando si vuole parlare in modo serio di marketing, specie negli ultimi anni, non si può non riflettere sulla coerenza, e sulla necessità che un brand la dimostri chiaramente nelle sue campagne di comunicazione e – sopra ogni cosa – nei fatti.

La necessità di essere coerenti è oggi sollecitata da alcuni elementi e tendenze (si vedano i molteplici report sui Trend 2022 presenti in rete):

  • il marketing orizzontale permette ai consumatori di constatare personalmente e di rintracciare informazioni in merito alle azioni intraprese dai brand, riducendo la distanza tra aziende e clienti.
  • Le persone oggi sono preoccupate più che mai su temi che riguardano la sfera sociale, economica e ambientale. Di fatto, preferiscono spendere quindi da chi offre supporto o dimostra di occuparsi dei temi che stanno a cuore prima di mettere mano al loro portafoglio.
  • Sono rimaste pochissime le persone che si fidano delle parole, degli slogan brillanti e della fuffa messa in giro da campagne di advertising. Sempre più persone desiderano fatti, chiari e limpidi, prima di offrire il loro consenso.

In quasi ogni corso di psicologia di comunicazione e consumi parliamo di un’azienda che da sempre si è mostrata coerente nella vision e mission, nelle azioni intraprese, nei prodotti e in tutta la sua comunicazione. Si tratta di Patagonia, brand di abbigliamento sportivo resistente creato per durare (alla faccia del fast fashion).

“Buy less, Demand more”

è uno dei principali slogan della marca. Inutile dire che quelli di Patagonia siano sempre stati attivisti sfegatati per la difesa dell’ambiente.

Ed ecco che proprio Patgonia torna a meritarsi ancora una volta il plauso per la sua coerenza, lasciandoci non poco stupiti. Mezzo secolo dopo aver fondato il brand, il produttore Yvon Chouinard, l’eccentrico scalatore che è diventato un miliardario riluttante con la sua interpretazione non convenzionale del capitalismo, ha ceduto l’azienda.

Invece di vendere l’azienda o renderla pubblica, il signor Chouinard, sua moglie e i due figli adulti hanno trasferito la loro proprietà di Patagonia – del valore di circa 3 miliardi di dollari – a un fondo appositamente progettato e a un’organizzazione senza scopo di lucro. Tutto questo per preservare l’indipendenza dell’azienda e garantire che tutti i suoi profitti – circa 100 milioni di dollari all’anno – vengano utilizzati per combattere il cambiamento climatico e proteggere le terre incontaminate in tutto il mondo.

L’insolita mossa viene fatta dal signor Chouinard proprio in un momento di crescente frizione e critica sui miliardari e società, la cui retorica sul rendere il mondo un posto migliore è spesso oscurata dai loro contributi agli stessi problemi che affermano di voler risolvere. Ipocrisia insomma.

Nello stesso tempo, la rinuncia al patrimonio di famiglia da parte del signor Chouinard è in linea con il suo disprezzo per le norme commerciali e il suo interesse per l’ambiente.

“Speriamo che questo influenzi una nuova forma di capitalismo che non finisca con pochi ricchi e un gruppo di poveri”, ha detto il signor Chouinard, 83 anni, in un’intervista esclusiva. “Daremo via la massima quantità di denaro alle persone che stanno lavorando attivamente per salvare questo pianeta”. Parole forti e di grande esempio.

Patagonia continuerà a operare come una società privata a scopo di lucro con sede a Ventura, in California, vendendo ogni anno più di 1 miliardo di dollari di giacche, cappelli e pantaloni da sci. Ma i Chouinard, che fino al mese scorso controllavano Patagonia, non sono più i proprietari dell’azienda.

Ad agosto, la famiglia ha trasferito irrevocabilmente tutte le azioni con diritto di voto della società, equivalenti al 2% delle azioni complessive, in un’entità di nuova costituzione nota come Patagonia Purpose Trust. Il trust, che sarà supervisionato dai membri della famiglia e dai loro più stretti consiglieri, ha lo scopo di garantire che Patagonia mantenga il suo impegno di gestire un’impresa socialmente responsabile e di donare i suoi profitti. 

I Chouinard hanno poi donato l’altro 98 per cento di Patagonia, le sue azioni ordinarie, a un’organizzazione no-profit di nuova costituzione chiamata Holdfast Collective, che ora riceverà tutti i profitti dell’azienda e utilizzerà i fondi per combattere il cambiamento climatico. La famiglia non ha ricevuto alcun beneficio fiscale per la sua donazione.

“C’era un costo significativo per loro farlo, ma era un costo che erano disposti a sopportare per garantire che questa azienda rimanesse fedele ai loro principi”, ha affermato Dan Mosley, partner di BDT & Co., una banca d’affari che lavora con individui ultraricchi e che hanno aiutato Patagonia a progettare la nuova struttura. “E non hanno ottenuto una detrazione di beneficenza per questo. Non hanno tratto alcun vantaggio fiscale”.

Patagonia ha già donato 50 milioni di dollari all’Holdfast Collective e prevede di contribuire con altri 100 milioni di dollari quest’anno, rendendo la nuova organizzazione un attore importante nella filantropia climatica.

Il signor Mosley ha detto che la storia era diversa da tutte le altre che aveva visto nella sua carriera. “Nei miei oltre 30 anni di pianificazione successoria, ciò che la famiglia Chouinard ha fatto è davvero straordinario”, ha detto. E ciò che la famiglia ha fatto è irrevocabile.

“Non sapevo cosa fare con l’azienda perché non ho mai voluto un’azienda”, ha detto il signor Chouinard dalla sua casa di Jackson, nel Wyo. “Non volevo essere un uomo d’affari. Potrei morire domani e l’azienda continuerà a fare la cosa giusta per i prossimi 50 anni,” e io non devo essere presente”.

Yvon Chouinard e il suo amico Rick Ridgeway stanno in un giardino davanti a serre con montagne sullo sfondo.
“Speriamo che questo influenzi una nuova forma di capitalismo che non finisca con pochi ricchi e un mucchio di poveri”, ha detto il signor Chouinard. Credit: .Meridith Kohut per il New York Times

Alcune interessanti caratteristiche del signor Chouinard:

  • negli anni ’60 viveva fuori dalla sua macchina e mangiava lattine danneggiate di cibo per gatti che comprava per cinque centesimi l’una
  • Indossa ancora oggi vestiti logori e guida una Subaru malconcia
  • Non possiede un computer nè un cellulare

Patagonia, che il signor Chouinard ha fondato nel 1973, è diventata un’azienda che rifletteva le sue priorità idealistiche, così come quelle di sua moglie. L’azienda è stata una delle prime ad adottare diverse iniziative sostenibili, dal cotone biologico all’assistenza all’infanzia in loco, e notoriamente ha scoraggiato i consumatori dall’acquistare i suoi prodotti.

Curioso è il fatto che nel tempo, mentre le vendite di Patagonia sono aumentate vertiginosamente e il patrimonio netto del signor Chouinard ha continuato a crescere, si sia creata una scomoda posizione per una persona che, come Chouinard, detesta la ricchezza eccessiva. “Ero sulla rivista Forbes elencato come miliardario, il che mi ha fatto davvero, davvero incazzare”, ha detto. Ed è stata proprio questa classifica, e poi la pandemia di covid-19, a contribuire a mettere in moto un processo che si sarebbe svolto negli ultimi due anni e che alla fine avrebbe portato i Chouinard a cedere l’azienda.

Ogni miliardario è un fallimento politico.

Yvon Chouinard

Ora che il futuro della proprietà di Patagonia è chiaro, l’azienda dovrà realizzare le sue alte ambizioni di gestire contemporaneamente una società redditizia mentre affronta il cambiamento climatico.

Alcuni esperti avvertono che senza che la famiglia Chouinard abbia una partecipazione finanziaria in Patagonia, la società e le entità correlate potrebbero perdere la loro attenzione. Mentre i figli rimangono sul libro paga di Patagonia e i Chouinard più anziani hanno abbastanza per vivere comodamente, l’azienda non distribuirà infatti più alcun profitto alla famiglia.

Per quanto riguarda il modo in cui il Collettivo Holdfast distribuirà i profitti di Patagonia, il signor Chouinard ha affermato che gran parte dell’attenzione sarà rivolta a soluzioni climatiche come la conservazione delle terre selvagge. La principale promessa, è che i profitti dell’azienda vengano utilizzati per proteggere il pianeta.

“Sento un grande sollievo per aver messo in ordine la mia vita”, ha detto il signor Chouinard. “Per noi questa era la soluzione ideale”. E noi sentiamo un gran sollievo a sapere che esistono anche storie come questa.

Fonte: New York Times – Billionaire No More: Patagonia Founder Gives Away the Company by David Gelles, 14/09/2022. https://www-nytimes-com.cdn.ampproject.org/c/s/www.nytimes.com/2022/09/14/climate/patagonia-climate-philanthropy-chouinard.amp.html

Per rimanere aggiornati sui miei articoli (nemmeno io amo lo spam, quindi di certo non lo riceverai da qui):

Per contattarmi:

Il “pensiero” sistemico? Non serve a nulla

Ero al terzo anno di Università quando ho iniziato ad interessarmi di pensiero sistemico. Gli studi che davvero hanno cambiato le mie prospettive delle cose, e che fondamentalmente hanno dato delle risposte alla mia costante insoddisfazione verso gli approcci unidimensionali (e così specialistici da diventare riduzionisti), sono stati quelli di Fritjof Capra, fisico teorico dei sistemi e saggista di fama internazionale.

Ho scritto e discusso due anni più tardi la mia tesi magistrale sull’argomento, unendo in quella prospettiva degli esperimenti sulla natura della coscienza, insieme alle principali assunzioni della meccanica quantistica. La mia fonte di ispirazione principale è sempre stato Capra e i suoi assunti teorici in ambito sistemico.

Bene. E subito dopo?

Continua a leggere “Il “pensiero” sistemico? Non serve a nulla”

Intelligenza emotiva e business: evento gratuito

Sebbene se ne parli da almeno 3 decenni, l’intelligenza emotiva continua ad essere un concetto molto amato e studiato in molti contesti, ma anche spesso banalizzato, praticato in modo arrangiato e risolto come se si trattasse di una componente meccanica che bisogna sistemare dentro un orologio.

In qualsiasi ambito la si voglia considerare, l’intelligenza emotiva non è solo l’esercizio di una fantomatica “empatia” e gentilezza quando si ha a che fare con gli altri. Ovvero: l’intelligenza emotiva non consiste nel mettersi maschere in faccia e giocare a fare i buoni in un mondo meraviglioso.

Pensa all’ambito business; pensa al collega che non sopporti o a una situazione lavorativa che ti provoca frustrazione e stress: per quanto tempo puoi reggere il ruolo di chi deve capire, di chi si deve adattare per stare meglio o di chi necessita semplicemente di concentrarsi su qualcosa di bello e di buono? Poco. E poi si scoppia, in un modo o nell’altro.

Questo accade quando il livello di comprensione dell’argomento rimane puramente teorico e parcellizzato. Come per ogni cosa, l’intelligenza emotiva può essere compresa a vari livelli, dove il primo è quello teorico (quello che serve a pochissimo), mentre gli altri conducono ad una visione sistemica dei suoi presupposti e del suo raggio d’azione. In questo webinar live proposto da Lab Academy, metterò in luce i principali elementi dell’intelligenza emotiva e come questi intervengono in un contesto di business. Dall’individuale al gruppo, affronteremo insieme la questione in modo complesso e multi-sfaccettato, giusto per chiarirsi un po’ le idee in merito e scoprire cosa potrebbe servire e cosa è meglio spostare nel cestino dell’immondizia. Parleremo di casi studio importanti e di come normalmente le aziende serie operano in questo senso.

Ecco il programma:

  • Intelligenza emotiva in azienda: dal laboratorio artigiano alle multinazionali
  • Cos’è l’empatia? I principi e le precondizioni fondamentali
  • Meccanismi di funzionamento individuali e di gruppo
  • Stress-management: l’azione dello stress relazionale sulla psiche e sul corpo
  • Clima relazionale e problem-solving

Come sempre, tanti spunti in poco tempo. Saranno benvenute domande, riflessioni ed esperienze da parte di chi partecipa.

Il webinar – per questioni di riservatezza – non verrà registrato.

Martedì 6 settembre dalle ore 16:00 alle ore 17:30

Perchè la salute non è una definizione

Sappiamo ormai a memoria la definizione dell’Oms e tutte quelle belle frasette sulla salute che fanno ben sperare per un nostro avvenire di benessere ed equilibrio. Peccato che molte volte rimangono concetti fini a se stessi, con buona pace di quei cambiamenti che sono davvero necessari per rimanere in forma o per raggiungere uno stato apprezzabile fisico e mentale.

La salute non è uno scherzo. Non è una definizione. Non riguarda solo il nostro corpo. Non consiste nel rintanarsi sotto delle campane di vetro.

La salute è uno stato raggiungibile attraverso una prospettiva complessa, multi-sfaccettata, che richiede riflessioni adeguate su argomenti che tutti i giorni ci interessano e che vanno dall’alimentazione alle abitudini, dalle emozioni al movimento, dall’ambiente alle relazioni. E poi azione, pratica, coerenza. Cambiamenti nel quotidiano, nei rapporti con gli altri, nelle piccole cose che fanno enormi differenze.

La salute richiede l’impostazione di una vita con un significato, e scelte – a volte – coraggiose. La conoscenza teorica non basta; non basta per niente.

Iniziamo oggi, iniziamo subito.

Leggi gli articoli riguardo alla salute:

Per contattarmi:

Per iscriverti al blog e rimanere aggiornati su risorse, contenuti ed eventi: