Alimentazione, prossimità e salute (finite nel letame)

Vi scrivo brevemente un dialogo con il contadino che ha lasciato queste mele accanto ad un mucchio di letame nella campagna vicino a casa mia:

“Buongiorno, l’altro giorno passando di qua ho visto questo mucchio di mele. Come mai le ha buttate?”
“Buongiorno, erano mele ammaccate dalla grandine”

“Per la verità mi sono avvicinata e ho visto che ce n’erano di perfette. Ne ho presa una ed era meravigliosa”
“È vero, ce n’erano molte in ottimo stato”

“Erano mele trattate?”
“No”
“Sono mele aspre?”
“Assolutamente no. Sono croccanti, succose e profumate”

“E quindi?…”
“Ce le pagano troppo poco perché ne valga la pena. 20 centesimi al chilo. La gente preferisce quelle del supermercato.”

Mi tornano allora in mente le parole di Michael Pollan nel celebre saggio “In difesa del cibo”:

“Il modo più sicuro per sfuggire all’alimentazione industriale è di stare alla larga dai luoghi dove regna incontrastata: il supermercato, il mini-market dietro casa e il fast food. È difficile mangiare male con i prodotti dei mercatini, di un paniere della CSA (community-supported agricolture) o del proprio orto.”

Pollan, Michael. In difesa del cibo: Un manifesto. Rizzoli, Milano, 2009

La salute è anche questo: il benessere passa da ciò che mangiamo, ma anche da chi lo compriamo e da come viviamo il momento del pasto.

Perché scegliere alimenti di prossimità o a km 0 per il nostro benessere dunque? Semplice:

  • In primo luogo, gli alimenti di prossimità o a km 0 sono solitamente più freschi e nutrienti rispetto agli alimenti che devono essere trasportati per lunghe distanze. Gli alimenti freschi contengono più vitamine e minerali rispetto agli alimenti trasportati per lunghe distanze e conservati per lungo tempo.
  • In secondo luogo, scegliere alimenti di prossimità o a km 0 può anche aiutare a supportare l’economia locale e a ridurre l’impatto ambientale associato al trasporto di alimenti su lunghe distanze.
  • In terzo luogo, gli alimenti di prossimità o a km 0 possono anche contribuire a una maggiore varietà nella dieta, incoraggiando la scoperta di nuove ricette e sapori.

Riflettiamoci. Perchè parlare di “wellness” e “healthcare” senza passare da questo, concorre a far buttare le mele nel letame.

Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti.


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Pubblicato da Silvia Salese

Psicologa | Clinica, formazione e ricerca - www.silviasalese.com

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